Capitano, mio capitano!

Se l’Ue trasforma Carola da ribelle a volto delle istituzioni

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Il 3 ottobre la comandante della Sea Watch Carola Rackete sarà in audizione alla commissione Libertà civili del Parlamento Europeo. “Siamo lieti che interverrà per parlare dell’importanza della ricerca e del salvataggio nel Mediterraneo, sfidando Salvini” – scrive in un tweet il gruppo della Sinistra unitaria europea.

Insomma, anche l’Europa si innamora della capitana che non rispettò il blocco navale, l’alt della Guardia di Finanza e speronò la motovedetta della Fiamme Gialle, sfidando non solo il Decreto sicurezza, ma anche il codice della navigazione.

Del resto che l’elezione di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione europea (così come quella di David Sassoli a presidente del Parlamento di Strasburgo) fosse un segnale di piena continuità delle politiche europee anche sul tema immigrazione, è stato immediatamente chiaro a tutti. Certo, l’invito a Carola arriva dal gruppo di Sinistra, ma è evidente che prendere a modello la 31enne tedesca, eroina della sinistra italiana, tanto da invitarla in audizione in commissione europea è un chiaro segnale della volontà dell’Europa di non cambiare passo rispetto alle politiche legate agli sbarchi. Anzi di creare nuovi miti per bloccare ogni possibile rivoluzione in atto.

Ma l’operazione non è affatto a costo zero. Prendere a maestra Carola, al di là di come si giudichi la sua azione del 26 giugno, rappresenta un pericolo istituzionale non di poco conto. E’ come elevare la ribellione e la inosservanza delle regole (indipendentemente si reputino esse giuste o sbagliate) a regola stessa. Un precedente che un’Europa debole e minata nelle sue fondamenta da impetuosi venti sovranisti è sicura di potersi permettere? Istituzioni intrinsecamente ancora lontane dall’essere mature possono permettersi di mettersi in discussione al punto da rinnegare lo stesso rispetto dei più elementari codici di navigazione?

Qui non parliamo della discutibile passerelle di parte del trio delle meraviglie Orfini-Delrio-Fratoianni, ma del Parlamento europeo. Un Parlamento che si prende la responsabilità di glorificare l’azione di Carola. Un Parlamento che eleva la comandante di una Ong che ha forzato un blocco navale a professor Keating di turno, trasformando potenzialmente l’audizione istituzionale in una lode aprioristica al ‘capitano, nostro capitano’ dell’Attimo fuggente, che salva i migranti combattendo il potere costituito salviniano, nuova personificazione del reazionario preside Nolan.

E se le istituzioni diventano il luogo nel quale può salire in cattedra chi immagina un mondo dove non solo è possibile sovvertire le regole ma è giusto farlo, se per difendere lo status quo si consente ai ribelli di diventare i nuovi modelli, allora forse si spalanca una porta che sarà impossibile chiudere in ogni caso. Anche quando non sarà più conveniente tenerla aperta per bloccare il cambiamento. Perchè in questa assurda inversione dei ruoli, con Carola che veste i panni dell’istituzione, chi diventerà il nuovo ‘capitano’ da seguire per scardinare la rivoluzionaria eletta a leader?

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