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Se l’uomo si risvegliasse dal sonno

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L’epoca nella quale viviamo – in cui domina incontrastata la tecnica – nella quale l’atteggiamento nichilista e relativista prevale sopra ogni forma dell’esistenza, ci si trova oggi ad affrontare una delle prove più drammatiche della nostra storia. Epidemie, pandemie appartenevano secondo l’opinione diffusa ad epoche passate, oppure ad aree del mondo, prive di quello sviluppo e di quel progresso di cui invece si è caratterizzata la civiltà occidentale. L’epidemia richiama alle pagine de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, o a La Peste di Albert Camus, ma certo non adatte alla cronaca quotidiana. Tutto si è fermato, persino l’irrefrenabile catena di montaggio della società consumistica: il caos, l’edonismo, tutto tace, mentre l’uomo occidentale riscopre la finitezza della vita e la morte.

Quando sorse il pensiero greco, come ricorda Aristotele nelle pagine del primo libro della sua Metafisica, quando afferma con assoluta solennità che la filosofia nasce da “Thauma” – tradotta spesso semplicisticamente come “meraviglia” – una parola dai molti significati, ma che nel più profondo e originario degli etimi vuol dire “paura”, “terrore”: essa nasce dalla “paura”, un sentimento umano, limpido e veritiero, che appartiene più che mai ai nostri giorni. L’uomo ha sempre cercato il rimedio al dolore e alla morte, non tanto il rimedio biologico, quanto quello psicologico, interiore: nell’epoca contemporanea, l’uomo ha scelto di non ricercare più attraverso la ragione e la comprensione, ma preferendo anestetizzare la propria esistenza. Prediligendo vivere in una prospettiva dionisiaca, per richiamare un grande filosofo e profeta dell’epoca attuale come Friedrich Nietzsche, il quale riuscì ad intuire la direzione verso la quale l’umanità andava dirigendosi. La società post-moderna, in cui ogni certezza è stata distrutta ed ogni tempio dissacrato, attraverso l’edonismo dei suoi costumi, l’assenza di moralità, e il totale disinteresse verso la riflessione, ha inevitabilmente prodotto una società priva di profondità, di senso ed interamente edificata sull’apparenza.

La post-modernità, con i suoi ritmi, con la sua profonda avversione verso la dimensione umana, si è prodigata alla produzione di automi, di uomini spenti e indirizzati solo a vivere ogni istante senza pensarlo, vivere senza pensare e agire solo per il gusto di farlo, per l’ebrezza del momento. Questo meccanismo però non soddisfa più l’uomo quando il ritmo si ferma, quando il caotico e roboante rullare dei secondi della società veloce si arresta. Ed è proprio quando l’uomo rimane solo con la propria coscienza, con il proprio io, che si dovrebbe risvegliare quella volontà di ritornare ad una dimensione dell’esistenza che contempli l’uomo come centro, come dimensione da cui partire e non come un’ombra sullo sfondo. Da ogni situazione, da ogni prova che l’esistenza ci pone, bisogna trarne un insegnamento, una morale.

Questo momentaneo arrestarsi della frenesia, deve rammentare l’importanza di vivere umanamente, rinsaldare il legame con la propria vita, guardare al mondo con verità, ora che le lusinghe sono ferme e che l’ipnosi collettiva di una società materiale e piatta ha perso la propria efficacia. Ritorniamo a quel “Conosci te stesso”, espressione incisa sul Tempio di Apollo a Delfi, e da Socrate ribadita come concetto chiave per ritrovare se stessi e la coscienza di sè. Se ciò si realizzasse, allora pur nell’immane tragedia, attraverso il dolore e le sofferenze, l’umanità otterrebbe un’immensa vittoria, risvegliandosi dal sonno edonistico nel quale giace da troppo tempo.

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