Usa 2020

Se pure Facebook è preoccupato per un presidente socialista

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2002

La campagna elettorale per le Presidenziali del 2020 è ormai entrata nel vivo: a dare il via alla guerra politica senza quartiere è stata l’attuale Speaker della Camera Nancy Pelosi, la quale ha avviato i passi per la procedura di Impeachment contro il Presidente Trump. Secondo i democratici, infatti, Trump avrebbe utilizzato il suo ruolo per danneggiare l’ex Vice Presidente e probabile sfidante a novembre Joe Biden, chiedendo al Presidente dell’Ucraina di indagare sul figlio Hunter Biden e i suoi coinvolgimenti nella “Burisma Holdings”, quando suo padre era Vice Presidente nell’amministrazione Obama. La storia, che doveva essere utilizzata dai democratici per assestare un fendente al Presidente, ha generato un terremoto, non tanto per il Presidente – ormai abituato da tre anni a gestire la pressione del Russiagate – quanto per lo stesso Biden, azzoppato dagli scandali e dai sospetti sulle sue corresponsabilità con le attività della sua prole, non ultime quelle in terra cinese.

Per questa ragione al volto buono e comunque equilibrato di Biden, si è sostituito quello ferrigno e barriacadero della Senatrice del Massachusetts Elizabeth Ann Warren, divenuta di colpo la favorita fra i democratici. La Warren ha subito messo nel mirino i suoi nemici giurati, i giganti del web, in particolare Facebook, dicendo, senza mezzi termini, che “Facebook è una macchina che produce false informazioni a scopo di lucro”, secondo quanto riportato dal Corriere della sera.

La Senatrice ha, di conseguenza, proposto lo smembramento di quei gruppi di big tech che operano in condizione di quasi monopolio e che occupano un funzione rilevante nei mercati. Facebook è finito nel mirino della Warren per il suo ruolo e per la sua responsabilità nell’emergenza delle fake news: il social network, difatti, a riguardo, si sarebbe mosso in ritardo e senza ottenere i risultati sperati. Una spregiudicatezza che per la Senatrice costituisce il presupposto per gridare al pericolo e per combattere questa battaglia, da lei ritenuta fondamentale.

In questo senso, il casus belli, è stato uno spot dei repubblicani, che accusa Joe Biden di aver promesso un miliardo di dollari all’Ucraina, in cambio di uno stop alle indagini sulla società petrolifera con la quale collaborava il figlio: si tratta di uno spot falso, non messo in onda dalla CNN, ma pubblicato su Facebook. Questo ha scatenato la reazione dei democratici e della Warren, la quale, appunto, a titolo di sfida, ha inviato a Facebook uno spot – anch’esso falso – nel quale si afferma l’ormai certo appoggio di Mark Zuckerberg a Donald Trump: un assaggio, secondo la sfidante, per far capire al colosso social cosa voglia dire essere vittime delle pratiche illegali tramite la diffusione in rete di notizie false, afferma anche il Giornale che ricostruisce la macchinazione della democratica.

Lo scontro sta catturando l’attenzione dei network dalla CNN alla CNBC americani che vivono minuto per minuto il duello.

Tuttavia, Facebook, come tutto il settore delle big tech, avrebbe tutto da perdere dall’elezione di una candidata con le idee e le posizioni della Warren– come si evince dall’audio reso pubblico dal sito The Verge e mandato in onda dal programma Le Iene, in cui Zuckerberg preannuncia chiaramente sicure battaglie legali nel caso in cui la Warren dovesse raggiungere lo studio ovale- mentre nulla avrebbe da perdere dalla rielezione di Donald Trump: pealtro, non è un caso che dalle parti di Menlo Park stiano valutando le mosse da compiere, in attesa anche delle lunghe audizioni che vedranno Zuckerberg davanti al Congresso, per difendere la sua volontà di proseguire nel progetto della criptovaluta Libra. Allo stesso tempo, però, anche i democratici analizzano la situazione: è proprio in quest’ottica che andrà vista, se confermata, la discesa in campo del miliardario ed ex Sindaco di New York Michael Bloomberg.

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