Se Radio Radicale chiude i battenti
22 Ottobre 2009
Radio Radicale rischia la chiusura o, per lo meno, un drastico ridimensionamento. A denunciarlo sono gli stessi Radicali, che chiedono il rinnovo della convenzione con il ministero dello Sviluppo Economico per rimpinguare le casse di 10 milioni di euro lordi in 3 anni. A tal proposito, è stato presentato in una conferenza stampa alla Camera, un emendamento alla Finanziaria sottoscritto da 202 senatori di tutti gli schieramenti. La proposta è partita da Emma Bonino, Marco Pannella, dal direttore della radio Massimo Bordin e dal responsabile del centro di produzione Paolo Chiarelli.
“Facciamo un appello al governo – sottolinea la Bonino – per non oscurare il servizio pubblico che Radio Radicale fa da 30 anni. C’è una predisposizione positiva ma la situazione si è un po’ ingarbugliata, per questo abbiamo fatto l’emendamento”. “Ci auguriamo – sottolinea ancora la Bonino – che nel clima già teso per quanto riguarda il pluralismo dell’informazione, questa nuova ‘non iniziativa’ del governo non aggravi ulteriormente le cose, ammesso che sia possibile”.
Il punto, come spiega Chiarelli, è che la convenzione triennale tra il ministero dello Sviluppo economico e il centro di produzione per il servizio pubblico – convenzione assicurata dal 1994 a Radio Radicale – “non è stata quest’anno inserita in Finanziaria e scadrà il 21 novembre”.
Alla conferenza stampa a Montecitorio erano presenti, oltre ai deputati e ai senatori radicali, la segretaria di Radicali Italiani Antonella Casu, il presidente Bruno Mellano e il tesoriere Michele De Lucia, anche il presidente del gruppo del Pd Antonello Soro con il suo vice Gianclaudio Bressa, il deputato della Lega Massimo Polledri, Riccardo Villari e Benedetto Della Vedova (Pdl). Mentre l’emendamento è stato sottoscritto, tra gli altri, da tutto il gruppo del Pd del Senato (a parte la "teodem" Emanuela Baio Dossi), dai senatori a vita Francesco Cossiga, Rita Levi Montalcini ed Emilio Colombo, da presidenti di commissione come Carlo Vizzini o Mario Baldassarri.
Il vice presidente del Senato, Domenico Nania, intervistato nel corso de Il Caffè, commenta così la notizia: “Ho firmato perché ho sempre apprezzato l’apertura verso tutti gli schieramenti. La mia posizione non è di oggi, ma di sempre. Si possono condividere o meno le posizioni di un partito ma non c’è dubbio che l’informazione e il servizio reso da Radio Radicale sono tra i più obbiettivi e completi nel panorama della stampa italiana”.
“Radio radicale svolge da più di trent’anni un servizio di grande qualità, prezioso e insostituibile nel campo della comunicazione ed è quantomeno sospetto il fatto che proprio oggi, in un momento in cui la stampa non allineata lotta per la sopravvivenza nel nostro Paese, si voglia spegnere questa voce libera e autorevole. Per tale motivo, vorrei esprimere il mio pieno sostegno all’emittente che rischia di dover interrompere per sempre le trasmissioni”. Lo dichiara il deputato dell’Italia dei valori (IdV) e presidente dell’Associazione nazionale familiari vittime di mafia, Sonia Alfano.
“Ci manca solo che chiuda Radio Radicale!”: è il commento di Francesco Rutelli alle preoccupazioni relative alla emittente radiofonica diretta da Massimo Bordin. “Il panorama informativo del nostro Paese sarebbe veramente nei guai”, osserva Rutelli che ha annunciato il suo sostegno alle iniziative parlamentari per garantire la vita di Radio Radicale.
L’emittente radio, nata tra la fine del 1975 e l’inizio del 1976 per iniziativa di un gruppo di militanti radicali è stata la prima in Italia ad occuparsi esclusivamente di politica.
Introdusse un modello di informazione totalmente innovativo, garantendo l’integralità degli eventi istituzionali e politici trasmessi: nessun taglio, nessuna mediazione giornalistica e nessuna selezione, al fine di permettere agli ascoltatori di “Conoscere per deliberare”. Si deve a Radio Radicale anche l’introduzione della rassegna stampa dei giornali, i “filidiretti” con gli ospiti politici, i programmi di interviste per strada e le trasmissioni per le comunità immigrate in Italia. Per prima, infine, ha dato vita ad un sito internet di informazione basato esclusivamente su contenuti audiovisivi, ampliando non solo la fruibilità delle trasmissioni fino a quel momento solo radiofoniche ma aprendo a tutti gli utenti della rete il più grande archivio della democrazia italiana.
Già nell’estate del 1986 e nel 1993 la Radio rischiò la chiusura definitiva per mancanza di finanziamenti. Allora i suoi centralini registrarono le migliaia di telefonate che, mandate in onda senza filtri, diedero origine all’irripetibile caso di “Radio Parolaccia” mostrando un volto dell’Italia che fino a quel momento era rimasto sconosciuto a tutti i mezzi di informazione.
