Se Renzi vuole le riforme la smetta di gridare all’inciucio
11 Dicembre 2013
di Ronin
Durante la campagna elettorale per le Primarie, Matteo Renzi ha detto che bisogna tagliare i costi della politica, ridurre il numero dei parlamentari e superare l’attuale bicameralismo. Temi su cui il Governo in questi mesi si è molto applicato. Ma nel suo discorso d’investitura, Renzi ha capovolto il quadro e se n’è uscito con quella frasetta sui "teorici dell’inciucio", rimettendo al primo posto la legge elettorale, questione su cui aveva oscillato non sempre brillando per chiarezza.
Passa una mezza giornata e il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta fa sapere che "se Grillo, Berlusconi e Renzi si mettono insieme, la legge elettorale si fa in una settimana". Dopo essere usciti dal Governo e aver mandato a gambe all’aria le larghe intese, i forzisti adesso scoprono che la legge elettorale bisogna farla con Renzi, e perché no con i grillici, anzi giacché ci siamo tiriamo dentro anche SeL. Siamo al paradosso.
Da una parte c’è il protagonismo di Renzi che d’ora in avanti dovrà dimostrare ai suoi di portare a casa dei risultati per non perdere il consenso acquisito, e che punta quindi sulla legge elettorale pensando che sia l’obiettivo più semplice (apparentemente, perché non ha bisogno delle più complesse procedure di revisione costituzionale) e la chiave in grado di schiudere in fretta la porta delle elezioni anticipate; dall’altra c’è Forza Italia che nonostante gli appelli non sembra affatto intenzionata a discutere serenamente sulle riforme ma propone improbabili pateracchi con il Capocomico pentastellato, uno che la parola serenità in politica la considera a dir poco una bestemmia.
Il leader del Nuovo Centrodestra, Angelino Alfano, sabato scorso parlando della riforma elettorale ha aperto al sistema caro a Matteo del Sindaco d’Italia. Ha ripetuto che due Camere che fanno le stesse cose non servono. Si è spinto oltre, parlando di riforma del mercato del lavoro. Risultati che se venissero messi a segno permetterebbero a Renzi di far bella figura anche con il suo elettorato. Il problema è che da oggi il segretario del Pd, al di là degli slogan, deve farci capire quali sono effettivamente le sue proposte, per esempio in materia di leggi sul lavoro. Una mina, questa come altre, che può rendergli la vita assai difficile, spingendolo a buttarla in caciara ed evocando appunto il "governo dell’inciucio".
Si può cercare di far passare il Governo Letta come un blocco conservatore deciso a mantenere inalterato lo status quo (sic), ma se i cittadini sono un po’ più avvertiti di come li si dipinge ricorderanno bene che, fin dalla primavera scorsa, il Governo si è sgolato quotidianamente mettendo in guardia il Parlamento dall’immobilismo sulla legge elettorale. L’esecutivo ha spronato le forze politiche a darsi da fare prima che arrivasse, com’è arrivata, la decisione della Consulta. Per non dire prima, alla fine del Governo Monti, quando già circolavano ipotesi di riforma del Porcellum puntualmente disattese tanto che si è tornati a votare con quella legge per poi gridare scandalizzati al "Parlamento illegittimo".
La conclusione è che non c’è più tempo per i giochini, per gli slogan, per le dichiarazioni incendiarie quanto ineffettuali. Se il segretario del Pd vuole affrontare, seriamente oltre che serenamente, il percorso proposto da Alfano – in salita ma più coerente di altri che rischiano di finire nel burrone – cerchi di trovare un accordo con Ncd. Vedrà che i suoi elettori capiranno benissimo che non di inciucio si tratta bensì di una battaglia per modernizzare il Paese, le sue istituzioni e la sua economia. Come lo capirebbero gli elettori di Forza Italia se ci fosse ancora qualcuno in grado di spiegarglielo.
