“Se tra un anno ci sarà il partito dei moderati sarà con Monti, non contro”

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“Se tra un anno ci sarà il partito dei moderati sarà con Monti, non contro”

23 Febbraio 2012

Conosce bene le dinamiche del centrodestra. Le analizza, le critica, le racconta nei suoi editoriali dalle colonne de Il Giornale. Alessandro Sallusti, direttore del quotidiano di via Negri, è uno che le cose non le manda a dire, piacciano o no. Neppure al Cav. Legge l’apertura a Monti anche dopo il 2013 con la consapevolezza che gli scenari politici, ancorchè in modo confuso, siano destinati a mutare e nelle parole di Berlusconi legge l’idea di “immaginare un dopo-Monti con Monti e non contro”.   

Direttore Sallusti, Berlusconi non esclude che l’esperienza del governo Monti possa durare anche dopo il 2013. Che succede? Semplice tattica o scenari in movimento?

Credo che in questa fase si muovano diverse cose e si muovano in maniera un po’ confusa con spinte e controspinte, anche se credo che l’orientamento prevalente nella mente di Berlusconi – ovviamente non ne voglio fare l’interprete – sia quello di sostenere Monti e di immaginare un dopo-Monti con Monti e non contro Monti. Dire ‘con Monti’ non si intende solo con lui, ma con una parte importante di questa esperienza di governo.

Ma cos’è, allora, un Monti-bis? E come legge il fatto che lo stesso Berlusconi non escluda un’ipotesi del genere?

La considerazione di fondo è che questo governo è sicuramente un governo più vicino ai programmi del centrodestra che del centrosinistra, quindi è un governo col quale il centrodestra può fare dei patti più stabili e duraturi, financo politici.

Con Monti premier? Sì o no?

So che per noi i giornalisti è importante capire e guardare alla chiarezza dei fatti, tuttavia il ‘con Monti’ e ‘senza Monti’ a Palazzo Chigi, non è il tema all’ordine del giorno. Per ordine di importanza, adesso la priorità è un’altra.

Quale?

Tenere insieme un partito che nell’arco di due anni ha vissuto scossoni terribili: prima la fusione a freddo tra Fi e An che è stata la madre di tutti i problemi, poi la scissione di una parte di quella fusione, poi è caduto il governo Berlusconi. Nel centrodestra e nelle persone che hanno un minimo di lungimiranza, la domanda vera non è se ci sarà ancora Monti nel 2013 ma se tra un anno ci sarà il Pdl.

Lei cosa risponde? E’realistico pensare che il Pdl confluisca in un nuovo progetto politico, magari il partito unico dei moderati?

Uno schieramento moderato di centrodestra ci sarà sicuramente. Che si chiamerà Pdl, invece, tenderei ad escluderlo. E’ difficile fare previsioni realistiche: in questo momento le ferite sono ancora troppo aperte e gli equilibri instabili specie con le amministrative alle porte, per mettere a tema se questo ipotetico soggetto politico si chiamerà Pdl oppure no. Non è solo una questione lessicale o di marketing che peraltro ha la sua rilevanza; è una questione politica.

In che senso?

Se non lo chiami più Pdl ma, ad esempio, Forza Italia o qualcosa che lo riconduca alle origini, devi mettere in conto di subire un’altra scissione perché non credo che gli ex An saranno felici di chiamarsi nuovamente forzisti. E questo è un problema politico.

Fibrillazioni congressuali, i casi delle tessere sospette, i malumori ‘vecchi’ e ‘nuovi’ di molti parlamentari che secondo i rumors starebbero aspettando aprile ovvero la chiusura della finestra temporale entro la quale tecnicamente non sarà più possibile andare ad elezioni anticipate per traslocare in altri partiti, le critiche più o meno sottotraccia alla linea del segretario. C’è un attacco alla leadership di Alfano?

Qualora vi fossero microscissioni ad esempio di scajoliani o di altri gruppi e sottogruppi io dico: ben vengano. In questo momento il Pdl ha bisogno di liberarsi; deve approfittare del fatto che non ha responsabilità di governo. Abbiamo assistito per mesi ai tira e molla di Scajola e Pisanu ed è bene che in questa fase il partito si chiarisca al suo interno. Eppoi, se pensiamo di rilanciare il Pdl coi Pisanu…

Sì, ma Alfano è sotto tiro soprattutto in chiave 2013?

Nel centrodestra siamo abituati ad avere una leadership assoluta e indiscussa che ha coinciso con il capo del governo. Berlusconi ha fatto un passo indietro, anche come capo della coalizione e del partito: è evidente, umano, logico, giusto, che non essendoci più una leadership carismatica, vi siano degli eredi, degli aventi diritto che legittimamente immaginano un futuro da leader. Il partito ha indicato Alfano in maniera unanime, ma non è che il partito è come una famiglia. E’ ovvio che Alfano è sostenuto in maniera formale da tutti, in maniera sostanziale dalla maggioranza; poi all’interno c’è chi più o meno segretamente, trama o spera in un successore diverso, ma questo sta nel novero delle cose. Mi sembra che Alfano abbia tuttora il sostegno della maggioranza del partito e quello di Berlusconi.

E sulle tensioni congressuali e le tessere sospette che idea si è fatto?

Un partito è anche quella roba lì. In qualsiasi forza politica, in qualsiasi partito di qualsiasi paese ci sono tessere sospette, furbi e furbetti. Semmai, il punto è in che percentuale esiste questo fenomeno. Proviamo a immaginare, ad esempio, una società in cui non ci siano i ladri.

Nell’anno che ci separa dalle elezioni lei vede il rischio di una scomposizione dell’attuale quadro politico, magari a vantaggio di un grande centro con Casini premier?

In politica servono anzitutto i voti, altrimenti si gioca a ‘monopoli’, e Casini non ha i voti sufficienti per decidere di comandare il gioco. Si parla tanto di terzo polo, grande centro, ma bisogna prima chiedersi: chi porta i voti? Chi è l’azionista di maggioranza? Al momento nell’area di centrodestra è il Pdl e Berlusconi. Se uno non è azionista di maggioranza assoluta ma relativa, può condizionare un po’, non certo dettare la linea.   

Eppure molti centristi scommettono sull’implosione del Pdl – magari dopo le amministrative – che assegnerà a Casini in maniera definitiva la golden share del centrodestra.  

Casini non ha il pallino in mano, può approfittare di situazioni contingenti a lui favorevoli. Il buon senso direbbe che l’incontro tra un Pdl spogliato dell’alleanza con la Lega e un Pd spogliato dell’alleanza con Di Pietro e sinistra radicale, possa essere fattibile. A quel punto avremmo un partito liberale e un partito socialdemocratico che avendo compreso il momento di difficoltà del paese di fronte alla crisi internazionale, collaborano in una ipotetica esperienza di governo, non avendo entrambi possibilità – e per meccanismi elettorali e di consenso – di avere la maggioranza assoluta. Del resto non sarebbe una novità, è già accaduto in Europa. Se tutto ciò dovesse concretizzarsi, ritengo che il Pdl dovrà affrontare una nuova scissione perché non credo che gli ex An saranno disponibili.

Le prove generali del partito dei moderati e quelle tra Alfano e Casini potrebbero tenersi a Palermo con le amministrative?

Sono molto scettico. Credo che Palermo non sia indica di nulla che possa ripetersi nella politica nazionale. Non lo è mai stato, pur coi suoi laboratori politici dalla Rete di Orlando in poi, alle alleanze spurie di questi ultimi anni. La Sicilia è un mondo politico a sé, non uno schema o un modello riproponibile su scala nazionale. Inoltre, trovo eccessiva tutta questa attenzione. Certo, sono fatti importanti per gli equilibri interni al Pdl perché è ovvio che a seconda di come sarà l’esito elettorale la leadership di Alfano può uscirne rafforzata o indebolita, tuttavia sono faide interne, non credo che Palermo – con tutto il rispetto per i palermitani – sia il centro del mondo. Così come non credo che alcuni esperimenti politici che hanno avuto successo a Napoli o a Milano possano essere riproposti a livello nazionale. Adesso c’è il caso Genova, vediamo prima come va a finire. La sostanza della questione è che l’Italia è e resta un paese moderato che vuole un governo moderato.

Come il governo in carica? Dica la verità: la convince un Monti a Palazzo Chigi anche dopo il 2013?

Monti che succede a se stesso non ce lo vedo, perché non credo che Monti sia disposto a contarsi. Ci vogliono altre caratteristiche per affrontare le elezioni politiche  e non credo che l’attuale premier sia disposto a mettersi in discussione al punto di contarsi. Monti è uno che è vocato, chiamato, per cui non lo vedo succedere a se stesso. A meno che non nasca uno schieramento chiaramente e talmente vincente, ma in quel caso non sarebbe una conta bensì un plebiscito. Non vedo come potrebbe nascere uno schieramento di questo tipo.

Il berlusconismo è già archiviato?

Il berlusconismo non può più essere archiviato, nel senso che ha già condizionato la politica italiana: ha impedito la presa del potere da parte dell’ex partito comunista, ha sdoganato An e la Lega. Sono cose che non finiscono, restano. Il punto è che rispetto a diciotto anni fa adesso c’è un altro mondo, politicamente parlando. Tutto finisce in un determinato arco di tempo, tuttavia buona parte di ciò che il berlusconismo doveva fare lo ha fatto, ovvero modificare gli assetti politici italiani: se oggi abbiamo una sinistra riformista è grazie al berlusconismo – anche se questo non sarà mai riconosciuto -, se la politica italiana è un po’ più moderna è merito di Berlusconi, non foss’altro perché ha costretto tutti gli altri a seguirlo sul terreno riformista.

Negli scenari futuri, ancorchè confusi c’è un paradosso: Passera dato per potenziale candidato premier nel 2013, oggi sembra essere il maggior competitor di Monti corteggiato sia dal Pdl che dal Pd. Lei come la vede?

Passera mantiene un profilo molto basso perché la strada è ancora lunga e in politica un anno è una vita. Il vero passo, se mai si appaleserà, lo vedremo nel rush finale. Francamente, non vedo Passera come un trascinatore di folle; non è Berlusconi e neppure Di Pietro o Vendola quindi non saprei…la politica è fatta anche di una leadership percepita dall’elettorato di centrodestra, capace di creare entusiasmo, dare speranze. Quando si tratta di andare a votare devi avere e saper trasmettere un’emozione, uno slancio. Ciò vale anche per il popolo del centrosinistra. Non metto in discussione la capacità reale di Passera di essere un leader ma quando ci sono da raccogliere 12 milioni di voti non basta essere bravi. Piuttosto lo vedrei come leader di un nuovo centrodestra. Poi, dipenderà anche con quale nuova legge elettorale andremo a votare, mi pare di capire che il ritorno al proporzionale sia già naufragato.

Come immagina Berlusconi tra un anno?

Sono aperte varie opzioni. Comincio a convincermi che quando dice che non avrà un ruolo attivo di comando nel Pdl e di governo, non lo faccia solo per una questione scaramantica, tattica o morale: col passare del tempo credo stia diventando una scelta convinta, ma credo non ancora definitiva. Se dovessi scommettere sul fatto che nel 2013 non si ripresenterà candidato premier, non scommetterei.

Che consiglio si sente di dare al Pdl?

Al momento vedo un unico consiglio: tenersi stretto Berlusconi, piaccia o non piaccia.