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Ségolène: non c’è solo la presidenza

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Ieri, una Francia di destra ha votato a destra. Non solo Sarkozy non si è fatto prendere nella trappola dell’eredità chiracchiana, ma ha anche saputo rinnovare in profondità la destra francese: sul terreno economico e sociale, dove si è principalmente svolto lo scontro con Royal, ha tolto alla destra liberale la vergogna delle sue idee; ma la vera “rivoluzione” di Sarkozy è stata nel campo dei valori: una “rivoluzione conservatrice”, anti-sessantotto, che insiste sull’autorità, sull’appartenenza nazionale, sul merito e che ha convinto tanti Francesi. A sinistra invece, si aspetta ancora il tanto atteso rinnovamento.

L’intera sinistra e il partito socialista non sono mai stati cosi deboli, nonostante Roayl abbia limitato i danni. Al secondo turno la candidata socialista ha ottenuto un risultato tutto sommato dignitoso: con il 47% dei voti espressi, presenta un bilancio che le permette di affermare di voler “continuare la battaglia” con i suoi militanti. Nessuna uscita di scena come il battuto Jospin nel 2002! Considerando il totale dei voti della sinistra, infatti, che si aggirava intorno al 37-38%, il risultato del 6 maggio indica che Royal ha saputo recuperare circa un 10% di elettori centristi (probabilmente, anche qualche voto di Le Pen).

La strategia di Royal, soprattutto tra i due turni, è stata confusa e controproducente: la sua aggressività nei confronti di Sarkozy non ha portato la maggioranza degli elettori di Bayrou a confluire sulla sua candidatura; ma il suo flirt con il candidato centrista ha deluso la sinistra estrema. Infine, l’immagine della buona madre di famiglia, all’ascolto e vicina ai problemi della gente non è stata vincente: i Francesi hanno votato decisamente per un leader forte, intraprendente, che, nella maggior parte dei casi, prende per loro le decisioni. Tuttavia, durante le ultime due settimane la socialista ha mostrato di essere cresciuta politicamente, di aver acquisito una maggiore, anche se non sufficiente, padronanza dei dossier, di essersi un po’ scrollata di dosso l’immagine della madonna ingenua che aveva dato inizialmente.

La domanda ora in sospeso è quella di capire se Ségolène Royal o la sua sconfitta hanno modificato o modificheranno qualcosa all’interno del partito socialista o, almeno, aperto le porte a nuove strade. A Royal va riconosciuto il merito di aver saputo superare alcuni (purtroppo non tutti) stereotipi “politicamente corretti” della sinistra francese: ad esempio, ha saputo pronunciare senza senso di colpevolezza la parola “ordine”, come nel suo slogan sempre riproposto “l’ordine giusto”. Durante la campagna ha spostato l’asse del partito socialista, che a metà degli anni novanta Jospin aveva riportato nettamente a sinistra, in senso più blairiano, mettendo il PS davanti ai problemi che molti partiti socialisti europei hanno già affrontato da anni. Il 6 maggio, facendo un primo bilancio delle elezioni davanti ai propri sostenitori, Ségolène ha affermato di aver intrapreso il “rinnovamento profondo della vita politica, dei suoi metodi, della sinistra”, perché “qualcosa si è alzato, qualcosa che non si fermerà” e ha proposto “la ricerca di nuove convergenze al di là dei confini della sinistra attuale” come condizione della vittoria futura. In altre parole, si è candidata alla leadership del PS e ha indicato la sua strategia politica per riportarlo alla vittoria.

Royal, però, non è mai riuscita a convincere il proprio partito e soprattutto gli “elefanti”, i pezzi grossi del PS. Dopo l’annuncio ufficiale dei risultati domenica 6 maggio alle 20.30, i suoi colleghi non le hanno risparmiato le critiche. Dominique Strauss-Kahn, il numero due nel cuore dei socialisti – chiamato all’americana DSK –, ha analizzato lucidamente la situazione della sinistra francese: “è stata una grave sconfitta, è la terza elezione presidenziale consecutiva che la sinistra perde. Abbiamo perso al primo turno, quando milioni di Francesi non hanno votato per la sinistra. La sinistra non è mai stata così debole”. La sinistra francese, dunque, deve procedere ad una modernizzazione, ad un rinnovamento perché “nella mondializzazione ci vogliono nuove soluzioni”. Dietro le parole di Strauss-Kahn si legge la già cominciata lotta interna al partito socialista: a fianco a DSK, leader della corrente social-democratica, sia Laurent Fabius, riferimento della parte più a sinistra del partito, sia François Hollande, segretario generale del PS, sembrano intenzionati a contestare la leadership di Royal cosi come le sue scelte strategiche (Fabius si è già pronunciato contro l’apertura al centro).

Ségolène non ha alcuna intenzione di cedere posizioni ai propri colleghi del Ps. E nell’immediato, la vicinanza delle elezioni legislative che si terranno a giugno non può che agevolarla.

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