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Senato e legge elettorale, da Ncd carica riformista

Sta preparando gli emendamenti al disegno di legge costituzionale. Non sono ritocchi, le definisce “correzioni di buon senso per migliorare quanto di buono è già stato sin qui fatto”. Ma Gaetano Quagliariello non è preoccupato dai dissidenti di una parte e dell'altra e considera “acquisito” il via libera da parte del Senato alla riforma costituzionale. Le sue energie sono soprattutto dedicate alla riforma della legge elettorale. “C’è chi ipotizza capolista designati dai partiti e per il resto preferenze. E’ un’ipotesi sulla quale lavorare”, confessa.

Quagliariello, i senatori dissidenti dicono che si andrà a votare nel 2015, puntano il dito su una norma transitoria. Timori conservatori?

“L'ambizione di questa maggioranza è portare il paese fuori dalla crisi e costruire il pavimento comune del terzo tempo della Repubblica dopo il bipolarismo coatto determinato dalla guerra fredda e quello rusticano degli ultimi vent'anni. Dietro entrambi c'è stata la mancata legittimazione reciproca dei protagonisti: il non essersi mai riconosciuti come avversari ma solo come nemici. Ecco, siamo a metà di questo percorso, interromperlo è da irresponsabili. Se qualcuno poi pensa a un partito unico della nazione, si tratta di un'illusione fatale. Non c'è mai riuscita neppure la Dc. I partiti della Nazione devono essere almeno due”.

Torniano in aula, alla riforma. Ncd presenterà emendamenti?

“Chiediamo più chiarezza nella ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni perché non ci siano più materie concorrenti né zone grigie”.

A cosa pensate?

“Ambiente, lavoro e previdenza, protezione civile devono essere chiaramente in capo allo stato. Il Senato poi, non può avere competenze sulle leggi di bilancio. E' un controsenso e potrebbe bloccare tutto”.

Calderoli e la Lega non lo permetteranno...

“Vediamo. Aggiungo poi che per Ncd è fondamentale introdurre in Costituzione due principi: una norma che blocchi la proliferazione di partecipate; e una che preveda il fallimento politico: commissariamento obbligatorio quando c'è dissesto”.

Un ritorno pieno allo Stato, dopo anni di tentato federalismo.

“E' una linea da destra storica, e cioè restituire allo Stato quello che è dello Stato senza rigurgiti antiregionalisti”.

In Senato, tra i gruppi, si discute ancora molto però sul modo di elezione dei senatori.

“A mio avviso la soluzione più corretta sarebbe stata eleggere i senatori-consiglieri tramite listini collegati garantendo un legame diretto con la sovranità. La soluzione emersa in Commissione fa passi avanti perché assicura una libera elezione di secondo grado, azzera i nominati ed è fonte di legittimazione uguale per tutti”.

Al Senato terranno i numeri della grande maggioranza?

“Non so se avremo i 2/3 necessari per evitare il referendum (214, ndr). Ma il problema si potrebbe sdrammatizzare prevedendo che il referendum si faccia comunque. Sarebbe un momento di responsabilità e di chiarezza. Ncd lo chiederà”.

Veniamo all'Italicum...

“La fine del bicameralismo avrà conseguenze dirette sulla legge elettorale e sulla forma di governo”.

Fermiamoci alla legge elettorale. Anche per lei sono decisive le preferenze?

“Gli obiettivi di una legge elettorale devono essere governabilità e rappresentanza. Del testo già approvato alla Camera dev’essere salvato l’impianto: il doppio turno e il fatto che il sistema decreti un vincitore. Per migliorarlo, invece, bisogna puntare sui partiti anziché sulle coalizioni”.

Verdini e Berlusconi volevano uccidervi in culla e poi riportare a casa i vostri amabili resti?

“E’ ormai chiaro che a destra ci siano due posizioni alternative alla sinistra: una liberal-cristiana e una radicale; due identità che non si debbono confondere...”

Per motivi che chiamano in causa il ruolo di Berlusconi e che ora ci porterebbero fuori tema. E quindi?

“Quindi libertà ai partiti di correre da soli ed eventualmente coalizzarsi dopo il primo turno. Resta poi da correggere il guazzabuglio delle soglie di accesso: non possono essere una punizione. E va alzato il quorum del 37 per cento: con il nuovo bicameralismo favorirebbe troppo la maggioranza”.

Bene, ma le preferenze?

“Oggi sono più importanti di ieri: se il Senato nasce da una elezione di secondo grado, è evidente che l'unica camera politica non può essere di nominati anche se in listini brevi”.

La soluzione?

“C’è chi propone capolista indicati dai partiti, e per il resto preferenze. E’ una mediazione sulla quale lavorare. Purché il risultato finale sia: una legge a doppio turno, basata sui partiti, con soglie tecniche ragionevoli, coalizioni che si formano tra il primo e il secondo turno e premio di maggioranza che garantisca governabilità e rapporto diretto elettore-candidato”.

Come sta Ncd?

“Bene grazie”.

Timori di essere ridimensionati al governo?

“I temi sono altri e non riguardano i posti: riunire chi è oggi al governo e in prospettiva alternativo al Pd; essere incisivi nell’esecutivo e per questo disciplinare la carica riformista per cambiare lo Stato senza rottamarlo”.

Il nuovo gruppo parlamentare con Udc, Sc e centristi?

“I gruppi parlamentari sono come le intendenze di Napoleone: seguiranno, se ci sarà un’iniziativa politica forte”.

(Tratto da L'Unità)

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