“Senza democrazia la Palestina non può essere un ‘Partner of democracy'”

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“Senza democrazia la Palestina non può essere un ‘Partner of democracy'”

08 Ottobre 2011

La via per la pace tra Israele e i palestinesi è ancora piena di ostacoli. Dopo la presentazione all’Assemblea annuale dell’Onu da parte di Mahmud Abbas di una risoluzione per il riconoscimento unilaterale dello Stato Palestinese, lo scorso 4 ottobre il Consiglio nazionale palestinese è diventato “partner per la democrazia” dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, uno status creato nel 2009 per rinforzare lo Stato di diritto nei paesi vicini del continente europeo. E, come se non bastasse, due giorni fa il Consiglio esecutivo dell’Unesco ha aperto la sua porta alla Palestina rendendola Stato membro dell’Organizzazione. Abbiamo parlato con Fiamma Nirenstein, vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari, degli ultimi sviluppi di questo difficile cammino verso un accordo tra i due Stati.

Onorevole, con 110 voti a favore, 5 contrari e 10 astenuti, il Consiglio d’Europa ha riconosciuto la Palestina “Partner per la democrazia”. Come commenta questa ennesima concessione ad Abu Mazen?

Questa richiesta dei palestinesi di diventare “Partner of democracy” in seno all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa contraddice tutta una serie di questioni reali che riguardano l’Autonomia dello Stato palestinese. Il mandato di Abu Mazen è scaduto il 9 gennaio 2009 e non ha mai re indetto le elezioni, c’è la pena di morte – secondo Human Rights Watch, ci sono attualmente almeno 21 detenuti in attesa di essere giustiziati –, le donne sono in una condizione di totale sottomissione, con disposizioni discriminatorie in materia di matrimonio, divorzio e custodia dei figli, la stampa è censurata, sono bandite attività omosessuali, c’è una presenza massiccia di Hamas che raccoglie metà dei voti palestinesi: tutta questa serie di condizioni fanno emergere dubbi sul futuro dell’Autorità palestinese. Dunque, è difficile considerare il Consiglio nazionale palestinese un “Partner per la democrazia”.

Lei e alcuni parlamentari, delegati al CdE, avete scritto una lettera in cui esprimete le vostre perplessità e per la rapidità e la superficialità della procedura di tale approvazione…

Abbiamo stilato questa lettera perché resti una traccia del fatto che pensiamo sia dannosa questa corsa senza freno che non porterà da nessuna parte. Non si costruisce così lo Stato palestinese. Il Consiglio di Sicurezza non lo può nominare perché gli Stati Uniti hanno posto il veto, fatto che loro già sanno e che rende ancora più chiaro che quella palestinese è un’operazione di propaganda, certamente molto eccitante per il mondo arabo ma, allo stesso tempo, molto pericolosa per tutto il mondo. Noi nel nostro piccolo, con questa lettera, facciamo quel che possiamo.

Dopo il Consiglio d’Europa anche l’Unesco ha teso la mano ai palestinesi…

È una specie di caccia di riconoscimenti quella di Abu Mazen, e la sta facendo premendo sulle istituzioni internazionali. Vedi, appunto, il caso dell’Unesco che ha deciso di permettere ai suoi 193 membri di votare questo mese sull’ammissione dello Stato palestinese all’Organizzazione.

Perché lo ha fatto?

Perché si tratta di un organismo dell’Onu di parte, tant’è vero che Hilary Clinton ha detto: “ Se approvate l’Autonomia palestinese come partner vi togliamo i fondi”. Già il Consiglio direttivo ha approvato la risoluzione per l’Autonomia palestinese a titolo di Stato, questo vorrebbe dire che può stabilire quali sono i suoi siti religiosi e culturali e poi gestirli a modo suo.

Come giudica questa ammissione?

Questa non è una grande garanzia della libertà religiosa né dei cristiani né degli ebrei, soprattutto perché lì c’è una componente estremista islamica rappresentata da Hamas che tutt’altro che favorevole alla tolleranza.

Qual è la posizione dell’Europa sulla questione?

L’Europa ha già dichiarato che si asterrà sulla questione dell’Unesco. Il Consiglio d’Europa che ha una tradizione filo-araba e filo-palestinese, ha votato quasi all’unanimità, ma ci sono stati alcuni membri coraggiosi che hanno firmato la nostra lettera per mostrare il loro dissenso in merito alla questione. In particolare, cito la senatrice Rossanna Boldi, Presidente Commissione Politiche dell’Ue.

Domani il Quartetto si riunirà a Bruxelles per rimettere sul tavolo la questione delle relazioni israelo-palestinesi. Israele, dal suo canto, si è detta preoccupata…

Sì, lo è certamente vista la raccolta di consensi di queste settimane in vista dell’ipotetica istituzione di uno Stato palestinese che è solo un modo per delegittimare Israele ma ha accettato la proposta del Quartetto di ritornare al tavolo delle trattative per negoziati diretti tra le parti senza precondizioni. Vedremo cosa ne verrà fuori.