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Senza precedenti

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“Irrituale” è la definizione dietro cui si è nascosto l’imbarazzo del governo Prodi per la “lettera aperta agli italiani” scritta da 6 ambasciatori dei paesi Nato sul nostro impegno militare in Afghanistan.

Parisi e D’Alema avevano pensato che fosse sufficiente il ricorso a quello slang diplomatico per bollare la mancanza di stile di qualche testa calda poco adusa ai modi felpati della diplomazia euro-continentale.

Quando però si è saputo che il Dipartimento di Stato americano ha definito “lodevole” l’iniziativa dell’ambasciatore Ronald Spogli, e che anche gli altri cinque suoi colleghi si erano mossi dopo opportune consultazioni con i rispettivi governi, quella definizione un po’ stizzita si è rivelata insufficiente.

Meglio sarebbe dire “senza precedenti”. Perché di questo si tratta: il fatto che gli ambasciatori di Usa, Inghilterra, Olanda, Canada, Australia e Romania abbiano scritto una lettera non ai governi ma ai cittadini italiani attraverso gli organi di stampa rivela tutta l’inquietudine e la preoccupazione degli alleati Nato rispetto alla politica estera del governo Prodi.

Dopo il voto al Senato sulla base Usa di Vicenza, deve essere apparso chiaro anche ad osservatori smaliziati e abituati ai ghirigori barocchi della politica italiana, che qualcosa non stava funzionando a dovere. Che in Italia il governo in carica ha appaltato la sua politica estera all’opposizione, senza il cui sostegno anche la missione a Kabul rischia di essere compromessa dai ricatti della sinistra radicale.

Quello degli ambasciatori è stato dunque un gesto estremo per richiamare l’attenzione sulla vicenda afghana dove le sorti della “de-talibanizzazione” sono sull’orlo di un baratro e tutto quello che è stato fatto dal dopo 11 settembre ad oggi rischia di essere cancellato dalla stanchezza delle forze alleate e dalla nuova insorgenza islamista.

L’Italia ha ruolo chiave in quel paese e un suo anche parziale ritiro può determinare una involuzione irreversibile e disastrosa. La lettera degli ambasciatori ringraziava l’Italia per quel ruolo e implicitamente metteva in guardia da una sua abdicazione. Era indirizzata agli italiani e non al governo perché in questa fase il governo, in politica estera, non è un interlocutore.

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