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Piaghe d'Egitto

Senza una svolta democratica il paese finirà in mano agli islamisti

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Le misure repressive di Mubarak e l’assenza di un’autentica democrazia danno vantaggio ai fondamentalisti islamici che ora sembrano più determinati che mai a prendere il controllo dell’Egitto.

La repressione da parte del governo egiziano dei riformisti laici, compresi attivisti per i diritti umani e giornalisti, sta spingendo molti egiziani nelle braccia spalancate della Fratellanza Musulmana e di altri gruppi fondamentalisti. Questi estremisti trovano terreno fertile nella scontentezza di egiziani e arabi desiderosi di un cambiamento di regime.

Se l’Egitto dovesse cadere nelle mani dei fondamentalisti musulmani, la prima cosa che il nuovo governo farebbe sarebbe di abrogare il trattato di pace con Israele e chiudere l’ambasciata israeliana al Cairo. Questo è precisamente quello che fece la rivoluzione islamica degli Ayatollah quando prese il potere in Iran.

Da lì, unirsi all’asse del male guidata dall’Iran sarebbe un passo breve. Il nuovo regime al Cairo prenderebbe le distanze dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea in favore di un’alleanza politica, economica e religiosa con l’Iran e le sue pedine.

L’attentato terroristico di Capodanno a una chiesa di Alessandria d’Egitto che ha portato via le vite di 21 cristiani copti è un ulteriore indice del deteriorarsi della situazione egiziana. L’attacco, che ad Alessandria ha dato il via a una “intifada” cristiana anti-governativa dimostra quanto al-Qaeda sia determinata, come probabilmente altri gruppi fondamentalisti islamici, a indebolire il regime appoggiato dall’Occidente del dittatore egiziano Hosni Mubarak.

La minoranza cristiano-copta in Egitto ha buone ragioni per essere spaventata. L’attacco mortale alla chiesa potrebbe essere, secondo fonti della sicurezza egiziana, il primo di una serie di attentati dinamitardi che avrebbero come obiettivo “infedeli e Crociati”.

Il fallimento del regime egiziano nell’impedire l’attentato ha portato alcuni esperti di sicurezza locali a chiedersi se i fondamentalisti non siano riusciti a infiltrarsi nell’apparato di sicurezza del paese.

Gli infuriati manifestanti cristiani hanno dato sfogo alla propria rabbia nei confronti del regime organizzando violente proteste di strada e assalendo poliziotti e funzionari di governo locali.

I cristiani in Egitto, comunque, non sono i soli a sentirsi delusi dal regime di Mubarak.

Le recenti elezioni parlamentari, che secondo un gran numero di egiziani sono state pilotate dal regime di Mubarak, hanno suscitato clamore locale e internazionale. Candidati appartenenti a vari partiti dell’opposizione si sono ritirati dalla corsa in seguito alla campagna d’intimidazione delle autorità nei loro confronti.

Inoltre, il rifiuto da parte di Mubarak di nominare un successore ha contribuito al crescente senso d’insicurezza e incertezza in Egitto. Molti egiziani temono che la Fratellanza Musulmana, che gode di enorme popolarità fra la gente, possa prendere il controllo del paese dopo l’allontanamento di Mubarak dalla scena.

Il modo migliore di evitare uno scenario di questo genere è esercitare pressioni su Mubarak affinché fermi le misure restrittive nei confronti degli oppositori, in particolare coloro che appartengono a organizzazioni e partiti laici e riformisti, e inizi a introdurre la democrazia, i diritti umani e l’uguaglianza davanti alla legge. Altrimenti, i recenti sviluppi in Egitto fanno pensare che il più grande paese arabo si sia incamminato verso un pericoloso stato d’illegalità e anarchia.

© Hudsonny
Traduzione Andrea Di Nino

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