Serbia. Karadzic “barattato” con l’immunità dei Milosevic

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Serbia. Karadzic “barattato” con l’immunità dei Milosevic

06 Agosto 2008

Un governo e l’arresto di Radovan Karadzic valgon bene l’immunità alla famiglia Milosevic. Le
indiscrezioni degli ultimi giorni si sommano alle voci delle scorse settimane sui retroscena dell’accordo raggiunto dalla nuova coalizione di maggioranza serba: secondo diverse fonti – serbe e internazionali – pur di arrivare alla formazione di un governo pro-Bruxelles con i socialisti orfani di Slobodan Milosevic, il fronte europeista del presidente Boris Tadic avrebbe accettato il baratto tra il via libera alla cattura dell’ex leader serbo-bosniaco e lo stralcio dei procedimenti contro la famiglia di Slobo.

A dar peso allo "scambio di maggioranza" ci ha pensato anche Intelligence Online, rivista francese d’intelligence. Secondo il magazine, la contropartita messa in campo da Tadic include la chiusura dei processi a carico di Mirjana Markovic, vedova di Slobo, e della figlia Marija.

Nell’arresto di Karadzic, indiscrezioni a parte, si può senz’altro dire che il leader socialista Ivica Dacic – che nel nuovo esecutivo è vicepremier e ministro degli Interni – si è affrettato ad individuare i responsabili lontano dal proprio partito. Così, come un Ponzio Pilato balcanico del XXI secolo,
prima ha sottolineato che la polizia e il suo dicastero non hanno avuto alcun ruolo, poi in pratica ha fatto nomi e cognomi: "I servizi segreti civili (Bia) l’hanno protetto, i servizi segreti l’hanno consegnato!". L’oggetto della frase è ovviamente l’ex leader serbo-bosniaco che, per il capofila della gauche serba, è vittima del cambio al vertice della Bia.

Ad avvalorare la svolta legata al cambio al vertice dei servizi ci pensato anche il tabloid Kurir: alla vigilia del suo arresto, Karadzic avrebbe ricevuto un sms che lo ha informato dell’arrivo
alla Bia del nuovo direttore Sasa Vukadinovic, uomo di fiducia di Tadic. In sostanza, è stato una sorta di benservito: da questo momento in poi devi pensare da solo alla tua sicurezza.

Nell’affaire spunta però anche il nome di Rade Bulatovic, capo uscente dei servizi vicino all’ex premier Vojislav Kostunica. Tadic in realtà avrebbe chiesto a Bulatovic di congelare l’operazione Karadzic malgrado il superlatitante fosse già da tempo a portata di cattura. L’obiettivo della richiesta di Tadic
era semplice: non voglio nessun problema durante le campagne per le presidenziali e per le politiche che, rispettivamente, ai democratici hanno portato due successi elettorali lo scorso febbraio e lo scorso maggio. E per aver evitato l’arresto di Karadzic – che avrebbe chiaramente favorito le forze nazionaliste
nelle urne – Bulatovic adesso dovrebbe essere ricompensato con una nomina da ambasciatore.

Ora, visti gli elementi di cronaca, gli osservatori ritengono improbabile che Dacic – in qualità di ministro degli Interni – sia stato tenuto all’oscuro di tutto. La sua versione ufficiale è però in linea con la posizione socialista. In pratica: il suo "non siamo stati noi" conferma, almeno a parole, il suo recente
discorso programmatico. "Non penso che la cooperazione con il Tribunale penale internazionale dell’Aia sia una priorità. Povero lo Stato che come priorità assoluta ha la collaborazione con il Tribunale". Parola di Dacic dopo l’insediamento dell’esecutivo.

Escludendo un palese caso di schizofrenia, molti continuano a nutrire dubbi sui socialisti. E’ vero poi che al partito socialista sta molto più a cuore il destino della famiglia Milosevic che quello dei latitanti braccati dal Tpi. E a Belgrado si dice da tempo che tra le clausole non scritte dell’accordo
della nuova coalizione di governo ci sia anche la garanzia di impunità per la famiglia di Slobo. Aggiornamento di cronaca: al tribunale di Pozarevac è stato presentato ricorso contro
l’assoluzione del figlio di Slobo, Marko, che recentemente è stato prosciolto dall’accusa di aver organizzato ed eseguito il pestaggio di tre membri del movimento di opposizione Otpor nel 2000. Il proscioglimento era arrivato alla vigilia della nascita del nuovo esecutivo social-europeista.