Una strada da percorrere in Europa

Serve più ricerca sulla Cooperazione bancaria

La Cooperazione Bancaria europea rappresenta una parte significativamente importante del sistema creditizio continentale, incidendo per oltre il 20% in termini di deposti e di impieghi. Un modello, quello del credito popolare cooperativo, diffuso e storicamente radicato in diversi paesi europei e che vede la partecipazione di 56 milioni di soci e di 215 milioni di clienti, come recentemente ricordato in occasione del Comitato Esecutivo dell’EACB, l’Associazione Europea delle Banche Cooperative, svolto a Roma ed organizzato congiuntamente dall’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari e da Federcasse, la Federazione Nazionale delle BCC.

Ma all’importanza che la Cooperazione Bancaria riveste nel sistema finanziario non corrisponde un’analoga e seria conoscenza delle specificità e dei valori che la contraddistinguono sia da parte di molti osservatori specializzati che della gente comune avente con la banca un semplice rapporto di clientela.
Proprio per questa ragione recentemente l’Assopopolari ha ospitato il primo Convegno del Comitato Internazionale di esperti sulla Cooperazione Bancaria, cui hanno preso parte numerosi esponenti accademici europei tra i quali il Prof. David Llewellyn, dell’Università di Loughborough in Gran Bretagna, il Prof. Panu Kalmi dell’Università di Vaasa in Finlandia, il Prof. Bruno Amoroso della Roskilde University in Danimarca, il Prof. Giulio Sapelli dell’Università Statale di Milano e il Prof. Giovanni Ferri della Libera Università degli Studi Maria SS. Assunta che ha moderato l’incontro.

Fra i temi dibattuti nell’incontro, particolare attenzione è stata posta principalmente proprio sul numero estremamente contenuto e la scarsa diffusione di pubblicazioni economiche aventi per oggetto il tema della Cooperazione Bancaria.

A tale proposito, è stato mostrato come all’interno del database Google books, un archivio di pubblicazioni che è possibile consultare on-line il numero degli studi condotti sulle Banche Cooperative sia ancora oggi significativamente inferiore a quello riguardante le banche di investimento o le casse di risparmio. In particolare, nel 2008, ad ogni lavoro sulle banche cooperative corrispondevano 3 lavoro sulle banche d’investimento e 4 lavori sulle casse di risparmio. Ciò avviene perché esiste un problema di predominio dell’ideologia basata sul modello della banca shareholder che purtroppo sia negli ambienti accademici che in quelli dei regolatori viene visto come modello di banca “principale”. Da questa assunzione derivano di conseguenza alcuni specifici problemi. Innanzitutto si dà spesso per scontato che il modello della banca shareholder sia quello ottimale ed il più efficiente nell’allocazione delle risorse, così come enunciato generalmente dai testi di teoria economica, anche se nella realtà l’applicazione di questi modelli ha più volte determinato risultati differenti da quelli sperimentati nella teoria. Inoltre, diversi ricercatori e studiosi considerano le banche cooperative diverse e non efficienti in quanto non hanno come obiettivo unicamente la massimizzazione dei profitti.

Inoltre, un altro dei problemi che hanno portato a questo risultato di limitata conoscenza della Cooperazione Bancaria è che questa è poco diffusa in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, che rappresentano i paesi da cui proviene l’attuale cultura dominante per quanto riguarda il modello bancario di riferimento e che producono anche il maggior numero di studi  e di analisi economiche e finanziarie. Il mainstream negli studi economici e sociologici odierni, da cui è esclusa la Cooperazione Bancaria, è il risultato di un framework teorico e ideologico che non ammette una diversa allocazione dei diritti di proprietà. Per questo le banche cooperative sono del tutto marginali dalla teoria economica dominante.

Per contrastare il mainstream corrente c’è bisogno, pertanto, di una nuova fase di studi empirici che non riguardino solo il campo economico ma anche l’ambito sociologico e storico. L’approccio pluridisciplinare è la nuova frontiera che devono attraversare gli studi sulla Cooperazione Bancaria.

Tali considerazioni rendono ancora più evidente quanto sia difficile, ma anche essenziale, preservare la biodiversità in ambito creditizio al fine di assicurare una maggiore stabilità ai mercati finanziari.

Promuovere la conoscenza della Cooperazione Bancaria ed incoraggiare i ricercatori verso nuovi studi sulle banche cooperative, insieme ad un più ampio impegno di comunicazione, può essere la strada giusta da seguire per fare breccia sul muro attualmente costruito da quello che è il pensiero e la cultura dominante in ambito economico e finanziario. Una strada che deve essere percorsa in Europa insieme alle altre associazioni nazionali della Cooperazione Bancaria per avere riconosciuta la valenza positiva del loro ruolo sulle economie locali e sui territori di riferimento.

* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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