“Serve una rottura gollista per non tornare indietro dal Pdl”

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“Serve una rottura gollista per non tornare indietro dal Pdl”

14 Ottobre 2009

"In Italia serve il modello gollista". Gaetano Quagliariello spiega così la necessità di una rupture berlusconiana.

Perché avete rilanciato sulle riforme costituzionali dopo la bocciatura del Lodo?

Perché la decisione della Corte investe un problema di fondo di tutta la nostra storia: la legittimità del potere. Sin dagli inizi della storia unitaria, in Italia detenere il potere è stato considerato "illegittimo". E questo ha portato a una serie di anomalie, dalla debolezza dello Stato a quella dei governi.

Si spieghi.

Basta esaminare la vicenda del secondo dopoguerra. Lo Stato rinasce debole per ragioni storiche, geopolitiche e per la presenza del partito comunista più forte dell’occidente legato all’Unione sovietica, ma soprattutto per ragioni politiche, cioè per quel deficit di legittimità del potere cui accennavo. Non è un caso che De Gasperi, l’uomo che ci ha salvato dal comunismo e dalla fame, muore in solitudine, per non parlare del dramma di Moro o di quello di Craxi. Tutte vicende che dimostrano che non c’è una normalità per cui il potere si rispetta in quanto legittimo e fisiologicamente passa di mano quando c’è un’alternativa politica che si candida con successo a sostituirlo. In Italia il potere si subisce quando è forte e si tenta di espellerlo violentemente quando dà segni di debolezza.

Vuole dire che è iniziato il declino di Berlusconi?

No. Sto dicendo che il Lodo serviva a tutelare la legittimità del potere, cioè a risolvere un problema politico di fondo della nostra storia. Era cioè uno scudo verso quanti volevano mettere in discussione la legittimità della sovranità popolare. Bocciarlo significa aver dato spazio al residuo di sovversivismo antistatale ancora presente nella storia d’Italia. Per questo ora il problema del deficit di legittimazione del potere va risolto con le riforme.

Lei non auspica una tregua col Colle, con la Consulta?

Il problema non è contingente. Bisogna evitare che il tema delle riforme finisca con un nulla di fatto.

Dialogherete col Pd?

Dopo il congresso dobbiamo fare di tutto per dialogare col Pd, chiunque vinca. Anche perché il Pd è a un bivio: o partecipa a un processo riformatore, senza pretendere un diritto di veto, oppure rischia di cadere in un neo-diciannovismo che sta rafforzando la parte sovversiva dell’opposizione – Di Pietro, per intenderci – e che prima o poi si ritorcerà contro lo stesso Pd.

Il premier non ha escluso riforme costituzionali a maggioranza.

Il diritto del Pd ad essere coinvolto nel dialogo non può trasformarsi in un diritto di veto. Guardi, in Italia i cambiamenti sono avvenuti più nella costituzione materiale che in quella formale. Oggi, dopo il ’94 e soprattutto dopo le elezioni del 2008 siamo passati, nei fatti, dalla democrazia dei partiti a quella degli elettori. Ormai lo iato tra costituzione formale e materiale è troppo ampio. Lo stesso fallimento del veltronismo mostra che non si può più agire solo sulla costituzione materiale. Bisogna cambiare la costituzione, quella formale.

Quale è la riforma più urgente?

Nell’ordine: forma di governo, forma di Stato e bicameralismo. Detta in altri termini, si deve partire dal presidenzialismo, ovvero dall’investitura anche formale del governo da parte della sovranità popolare.

Intendete ripartire da una delle tante bozze di riforma prodotte in questi anni, dalla bicamerale alla bozza violante?

A mio giudizio tutti quei testi andavano nell’ottica di razionalizzare l’esistente. Occorre un passo in più.

È una rottura gollista. L’Italia è come la quarta repubblica francese prima del generale De Gaulle?

La Francia della quarta repubblica aveva analogie più con la nostra prima repubblica. Il tema è più di fondo. Il gollismo è stata l’innovazione delle istituzioni e il loro adeguamento rispetto al cambiamento socio-economico realizzatosi in Europa ai temi del boom. Questa innovazione ha cambiato la concezione stessa della politica in tutta Europa: da guerra d’idee a servizio in favore dello Stato.

E l’Italia?

Questo passaggio, che si è realizzato in tutta Europa, in Italia si è compiuto in forma surrettizia, nel costume, in alcuni ambiti della società. E il berlusconismo lo ha accelerato senza però produrre un sostanziale cambiamento di Costituzione. Oggi è il momento di portare a termine il processo.

Che vantaggio avrebbe, in Italia, il modello gollista?

Di legittimare la risorsa della continuità statale attraverso l’elezione popolare del presidente.

Berlusconi è il nuovo De Gaulle?

Diciamo che Berlusconi ha lo stesso problema di De Gaulle: evitare che quando esce di scena il pendolo possa tornare indietro.