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“Servono il presidenzialismo o il sindaco d’Italia”

«Noi siamo pronti alla sfida delle riforme perché, senza, il Paese muore. A dire il vero, eravamo pronti da un pezzo ma ci è stato chiesto di aspettare le primarie del Pd. Dunque, o l'accordo per il 2014 comprenderà modifiche istituzionali –fine del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari– e legge elettorale oppure ciascuno si assume la propria responsabilità».

Alla vigilia del voto di fiducia il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello, fa il punto sul processo che, dopo l'uscita dalla maggioranza di Forza Italia, dovrà necessariamente seguire un percorso diverso. E rivendica come merito del Nuovo centrodestra di «avere evitato al Paese un salto nel buio».

Tra Camera e Senato è in corso un braccio di ferro su chi debba fare la legge elettorale.

«Francamente, è una cosa che non mi appassiona, così come non rivendico al governo l'esclusiva sulla materia. Io voglio che si facciano le cose. E ripeto: su sistema di voto e riforme serve un accordo di maggioranza sul quale poi cercare una convergenza anche delle opposizioni. Se c'è l'intesa, che si parta da un ramo del Parlamento o dall'altro è la stessa cosa. Se qualcuno pensa con un colpo di mano di risolvere il problema, beh allora vuole dire che non gli importa nulla delle riforme ma desidera usare questo tema per provocare la crisi di governo».

Esiste davvero questo rischio?

«Sono sicuro che nessuno sia così irresponsabile da arrivare a tanto».

Che cosa si sente di dire al neosegretario del Pd Matteo Renzi che intende guidare la discussione sulla legge elettorale?

«Gli ricordo che io sono un bipolarista da quando esserlo non era di moda. Accolgo con favore il suo appello. Però, il bipolarismo va costruito non soltanto evocato».

Come?

«Dobbiamo tenere conto che oggi ci sono tre schieramenti che si equivalgono. Quindi: o si dà un premio consistente a chi arriva primo, sperando che sia sufficiente per portarlo alla maggioranza, oppure si adotta un doppio turno di coalizione: al primo turno ognuno corre con la propria lista e accedono al secondo i due che abbiano avuto più voti e che si contendono un premio di maggioranza, anche in questo caso ragionevole. Comunque i sistemi elettorali non risolvono tutto: se si vuole un sistema bipolare perfetto bisogna intervenire anche su forma di governo e bicameralismo».

Lei che cosa propone?

«Un sistema presidenziale o l'elezione diretta del premier: il cosiddetto "sindaco d'Italia"».

Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia, irride alla possibilità che possiate condizionare l'agenza. Il pallino, dice, è nelle mani di Renzi e Alfano, è l'ultima ruota del carro.

«È una curiosa obiezione. Da una parte si dice: io non partecipo al processo di riforma e non si spiega perché. Dall'altra si fa notare che non c'è la forza per portare avanti questo processo. Non solo. Strizzando l'occhio a Grillo, Forza Italia, tra fare le riforme e provare a fare saltare il sistema, sceglie purtroppo questa seconda cosa. Occorre prenderne atto».

Resta il fatto che le forze in campo sono molto diverse.

«Ricordo che il Nuovo centrodestra è fondamentale per realizzare qualsiasi progetto riformatore. Senza alcuna iattanza, aggiungo che siamo indispensabili per il Governo. Lo abbiamo tenuto in piedi per il Paese e per garantire le riforme. Quanto abbiamo fatto per l'Italia e per rinnovare il centrodestra non è una cosa banale. Ecco perché siamo pronti alla sfida».

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