Sfiducia Alfano, quella tentazione che il Pd deve farsi passare

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Sfiducia Alfano, quella tentazione che il Pd deve farsi passare

17 Luglio 2013

Il caso Shalabayeva è solo la miccia, ma l’impressione è che sul voto di fiducia al ministro degli interni Alfano previsto per venerdì il Pd stia dando fiato alle trombe senza dar fuoco alle polveri. Secondo la segreteria democrat, in testa d’Alema, la vicenda kazaka "finisce per colpire e indebolire la forza del Governo. Chi se ne è reso protagonista se ne assumerà le responsabilità". E ancora, sempre D’Alema Se io fossi il ministro dell’Interno Alfano andrei dal presidente del Consiglio e rimetterei le deleghe". Posizione condivisa dal candidato alle primarie, Cuperlo, che chiede ad Alfano di rimettere le deleghe nelle mani del premier Letta. Richiesta avanzata anche da Anna Finocchiaro, altro big del gruppo storico del partito.

Ancora più duro ci vanno giù i renziani, la pattuglia dei senatori, convinti che "la posizione del ministro Alfano è oggettivamente indifendibile" annunciando "Chiederemo al Pd, nella riunione dei gruppi giovedì, di sostenere la richiesta di dimissioni del ministro". "La posizione di Alfano è sempre meno sostenibile", chiosa Gentiloni. Sembrerebbe insomma che venerdì per Alfano si prepari una cambogia parlamentare. Colpire il vicepremier e segretario del Pdl vuol dire rompere il delicato incanto della strana maggioranza.

Ma attenzione, perché il gruppo dirigente piddino proprio mentre tiene sollevato il ditino accusatorio poi dice  "il governo deve proseguire nell’opera di risanamento e per dare le risposte di cui il Paese ha bisogno". D’Alema è sferzante come suo solito però aggiunge "provocare una crisi di Governo sarebbe irresponsabile". E anche Renzi, il più tentato dalla stangata, deve ammettere sconsolato "Nei palazzi romani non c’è proprio nessuno che voglia tornare alle elezioni, nemmeno tra i parlamentari delle minoranze. Insomma se cade Letta, non si vota. Se anche si formasse un nuovo Governo non sarei io candidabile". Nel frattempo, il premier Letta, che sempre dal Pd viene, assicura la "estraneità di Alfano dalla vicenda". Qualcosa ci dice che eccetto Grillo e i suoi, Vendola e qualche dissidente, il Governo supererà anche questa ordalia. E ogni volta che accade si rafforza un altro po’.