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Shopping e (anti)politica, il nuovo corso dell’Espresso

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C'era una volta l'Espresso delle grandi inchieste e delle mobilitazioni in nome del cambiamento sociale. La rivista fondata dagli Olivetti e dai Caracciolo, che pubblicava le lettere dai gulag di Solženicyn e smascherava il Piano Solo. Il giornale portavoce delle battaglie civili sul divorzio o l'aborto. Ma già allora qualche caduta di stile, come nel '71, con il Caso Calabresi.

Oggi la rivista guidata dal napoletano Bruno Manfellotto sembra più attenta a drenare lettori grazie agli scoop verniciati di antipolitica. Come il grande scandalo dello shopping che vedrebbe protagonista la senatrice del Pdl Paola Pelino, abruzzese, colpevole di non pagare i conti in sospeso, con lei che si difende chiedendo fattura ai negozi della zona. Cime del giornalismo "watchdog" che non dimenticheremo.

Peccato che proprio in questi giorni l'Espresso debba fare ammenda per questo modo di fare giornalismo: la rivista nel 2011 scriveva che Sgarbi aveva riavuto la scorta perché era andato a lamentarsi con Berlusconi. Ebbene, l'editore e il direttore sono stati condannati dal tribunale a pagare i danni a Vittorio, oltre alle spese legali, per queste affermazioni.

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