Sì a Monti con opere e omissioni ma il Pdl vuole i soldi della Bce per famiglie e imprese

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Sì a Monti con opere e omissioni ma il Pdl vuole i soldi della Bce per famiglie e imprese

15 Marzo 2012

Opere e omissioni. Copyright Alfano, dossier banche. Cinque punti per riformare il sistema bancario che in tempi di crisi può e deve stare di più dalla parte di famiglie e imprese. Il segretario del Pdl ci batte il tasto da una settimana: alle banche chiede di far girare i 137 miliardi di euro ricevuti dalla Bce e a Monti di fare fino in fondo la sua parte ricordandogli che “grazie ai nostri numeri siamo il principale sostenitore in parlamento”.

Le opere sono le cose che Alfano rivendica a proposito di lealtà al governo dei prof. che, tuttavia, non vuol dire subordinazione. Le omissioni: evitare discussioni su questioni che possono “metterlo in difficoltà”. Il concetto di fondo suona così: è grazie ai numeri del Pdl in parlamento e all’impegno dei gruppi di Camera e Senato che il premier può continuare a lavorare a Palazzo Chigi. Quanto basta per far capire che sulla partita del sistema bancario a via dell’Umiltà sono pronti a una battaglia indossando la toga di “avvocati dei cittadini”.   

Cinque punti per far ripartire il Paese, Alfano li snocciola al termine dell’incontro con i vertici dell’Abi guidati da Mussari. Primo: rimettere sul mercato i prestiti ottenuti dalla Bce al tasso dell’1 per cento perché sono “soldi che devono essere reimpiegati a favore di famiglie e imprese”. Secondo: garanzie precise sulla moratoria per consentire il posticipo delle rate del mutuo di 18 mesi per chi è in difficoltà e la ridefinizione dei piani di ammortamento. Terzo: mettere in campo maggiori controlli sull’operato del sistema creditizio anche da parte di Bankitalia. Quarto: mantenere il livello occupazionale all’interno del sistema bancario che dà lavoro a 320mila persone.

Il quinto punto è far sentire la voce dell’Italia in Europa per riconsiderare i parametri di patrimonialità delle banche previsti da Basilea 3 e su questo sollecita il governo a darsi da fare. “Basilea 3 non è il vangelo, è un accordo che non è stato ratificato dai parlamenti nazionali e che produce perlopiù danni ai cittadini e alle imprese”, dice Alfano che oggi lo ripeterà a Monti nel vertice con i leader dei partiti di maggioranza. E’ un salvagente per gli istituti di credito e, in particolare, una difesa dell’italianità di un sistema che rispetto ad altri a livello europeo ha retto bene agli scossoni della crisi. Ma alle banche sta a cuore soprattutto la norma che azzera le commissioni bancarie, cioè l’emendamento Pd votato in Senato che in cifre vuol dire 10 miliardi di mancati ricavi per gli istituti di credito. Su questo Alfano ha ascoltato le sollecitazioni dell’Abi ma non si è mostrato particolarmente sensibile a farsene carico come partito, rispedendo la palla nel campo del governo: “Se ne occupi se lo vuole fare”. Se così sarà, il Pdl è disponibile a sostenerlo ma non lo considera una priorità rispetto al tema vero: favorire l’accesso al credito per cittadini e imprese che “non possono pagare la crisi due o tre volte”.

Un nodo da sciogliere: dopo la ricognizione coi vertici di Pdl, Pd e Udc, l’Abi ha chiesto un incontro a Palazzo Chigi per smuovere la situazione perché – afferma Mussari – se una diminuzione del credito c’è stata “è legata a fattori oggettivi  con le banche che si sono trovate nella difficoltà di proseguire il loro lavoro”. Il punto è uno: i soci di maggioranza fanno fatica a intestarsi politicamente l’iniziativa che sta a cuore all’Abi. Lo fa capire Alfano e sulla stessa lunghezza d’onda stanno Bersani e Casini che oggi dovrebbero formalizzare la richiesta d’intervento a Monti, magari attraverso un decreto legge integrativo sulle liberalizzazioni, una risoluzione o un ordine del giorno del Parlamento che impegni l’esecutivo. Una exit strategy la fa intravedere il sottosegretario allo Sviluppo De Vincenti che si dice pronto a tener conto nei prossimi provvedimenti normativi delle indicazioni del parlamento, ma il problema resta quello di chi, tra i partiti, apporrà la propria firma in calce alla richiesta. Oggi se ne saprà di più.

Ma c’è un dato, politico, da registrare nella cronaca della giornata. Se il Pdl avanza le sue proposte e punta i piedi sull’accesso al credito, dal Pd Bersani imita l’imitazione di Crozza affermando che se Alfano vuole indossare la tuta blu lui è “contentissimo” e lo è altrettanto se il Pdl ritiene il lavoro una priorità. Non è una novità: sono settimane che Alfano ripete tre parole: lavoro, lavoro, lavoro. Nella consueta ridda di reazioni, irrompe poi D’Alema che non trova di meglio da fare che dare una rinfrescatina all’armamentario anti-Cav. a proposito dei dossier Rai e giustizia: “Berlusconi continua ad esercitare un ruolo non positivo, Alfano dovrebbe essere lasciato in condizione di svolgere il suo ruolo”.

Peccato che, proprio in tema di giustizia, al presidente del Copasir sfugga l’altra notizia di giornata: il Csm ha espresso parere contrario all’emendamento della Lega (approvato alla Camera in modo bipartisan e dunque anche da alcuni democrat, ora all’esame del Senato) sulla responsabilità civile dei magistrati. Il documento, passato con 19 sì e 3 no (i membri laici del centrodestra), è indirizzato al Guardasigilli Severino con la seguente motivazione: la norma “pone seriamente a rischio l’indipendenza della magistratura”. Forse, nello stesso momento, D’Alema stava a Sky a parlare – come sempre – di Berlusconi.