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Si infittiscono sempre di più le trame elettorali

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Grillini al vetriolo, de magistrini arrabbiati per il vetriolo dei grillini, napoletani inferociti per legittima indignazione: la querelle in salsa partenopea si arricchisce ogni giorno di nuovi elementi e, ora, anche i due ex compagni Beppe e Luigi si rinfacciano ville al mare e impegni (europei) traditi.

Intanto Sel si trova costretta dai dissapori dei vendoliani napoletani a mettere in pista improbabili consultazioni interne per la scelta del candidato sindaco e Mario Morcone fa il suo ingresso nella campagna elettorale dopo il suicidio delle primarie e la contestata presenza di D’Alema, accorso in città per il battesimo politico dell’ex prefetto.

Approdato, quasi lanciato, nella terra di pulcinella, il leader rosso, anzi rosé del partito di Bersani, ha infatti pagato lo scotto di essere il testimonial apripista: parlare ad una platea di rinnovatori, senza tradire lo sguardo attento di un Bassolino serafico, ben piazzato in prima fila, non deve essere stato un gioco da ragazzi, neanche per l’inappuntabile D’Alema che aveva già schivato, con gelida noncuranza, la protesta pittoresca di un gruppetto di donne “bianche”.

Pare che nessuno voglia capire che ai cittadini, delegittimati dalle ormai remote e fredde consultazioni democrat, poco sia andata giù la designazione dell’alto di un integerrimo Morcone, chiamato per mettere colla ai cocci di un partito che ha fallito anche nella breve stagione commissariale.

Di fatto, complice anche il sequel di Palazzo San Giacomo, con i numerosi tentativi abortiti di scioglimento anticipato dell’assemblea, a Napoli è andato in scena un dramma annunciato, dinanzi al quale la città rischia di rispondere con l’acredine tipica del tradito, da un lato, e con il tiepido rammarico proprio del disilluso, dall’altro.

Dopo l’investitura romana dell’ex leader degli industriali Gianni Lettieri il centrodestra, dal canto suo, è al lavoro per archiviare qualche malumore e fare sintesi sul programma di alternativa, puntando anche al voto moderato e guardando alle sensibilità della cosiddetta società civile.

A tanto si aggiunga la scelta indipendentista del partito di De Mita, che ha schierato l’ex Rettore Pasquino pur sedendo già tra i banchi della maggioranza pidiellina a Santa Lucia, l’attivismo dei movimenti civici, che mettono in pista i propri candidati, e il solipsismo di De Magistris, che ha tentato fino all’ultimo di agganciare il Pd del dopo primarie.

Facile comprendere che Napoli sarà nuovamente laboratorio di inediti compromessi. Intanto, notizia di giornata, pare che a rifocillare gli animi arrivino le bellezze (quest’anno burrose) di Miss Italia, sfrattata da Salsomaggiore. Chissà che anche questa non diventi materia del contendere. Magari per le neo(nate) politiche al femminile.

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