“Si, siamo tutti colpevoli” Quagliariello invoca la svolta
11 Ottobre 2010
di A. Coppari
Inutile nascondersi dietro un dito, ammette Gaetano Quagliariello, presidente vicario dei senatori del Pdl: “Nel partito c’è stata una crisi drammatica che ha portato alla scissione di Fli”. Ma poi aggiunge che non bisogna cercare capri espiatori, soprattutto tra i tre coordinatori: “E` bene che nessuno si tiri fuori. Sono stati fatti errori da tutti e a tutti i livelli e non poteva essere altrimenti perché abbiamo vissuto una vicenda traumatica”.
Ce l’ha pure con Berlusconi?
“Su questo vale il detto evangelico: chi è senza peccato, scagli la prima pietra. D’altra parte nel suo discorso alle Camere Berlusconi non si è chiamato fuori”.
Dire che tutti sono colpevoli, non equivale ad assolvere tutti?
“No ma io non credo che la resa dei conti serva a nessuno. Dobbiamo dimostrare di aver la forza di superare questo momento difficile”.
La fusione An-Fi è stata una delusione?
“E’ presto per dirlo. Avrei sperato di trovare un quadro con meno difficoltà ma quanto è accaduto dimostra che la nascita del Pdl è stata una rivoluzione e molti hanno ritenuto che il salto fosse troppo alto e hanno fatto di tutto per abbassare l’asticella. Mi riferisco a Fini…”.
Comodo gettare la colpa su Fini…
“Ripeto: il fatto che il Pdl abbia subito una battuta di arresto traumatica è insindacabile ma questo rimanda pure a un problema più generale. La legislatura è nata sulla base della creazione di due grandi partiti che, con un accordo preventivo, hanno semplificato il sistema politico. Ma il fenomeno per stabilizzarsi avrebbe avuto bisogno di un’intesa duratura che portasse alle grandi riforme istituzionali. Ciò non è successo, mentre Pdl e Pd sono stati messi in discussione da dinamiche interne. I democratici farebbero bene a non tirarsi fuori dalla discussione anche perché siamo a una svolta”.
Vale a dire?
“Nei prossimi giorni il centrodestra dovrà decidere se tornare alla vecchia coalizione dei partiti oppure, come credo giusto, andare avanti rilanciando il progetto del grande partito dei moderati. Il Pdl dovrebbe guardare verso il centro e verso quei moderati che si trovano nel Pd senza bussola e diventare polo d’attrazione”.
Per andare avanti, il partito deve funzionare.
“Deve essere rilanciato organizzativamente: non è un problema di nomi ma di regole. E’ necessario che i dirigenti in periferia evitino liti, bisogna riaprire la stagione del tesseramento e dei congressi, immaginando pure che i dirigenti possano trovare in tempi brevi una legittimazione differente dalla nomina”.
Pensa all’elezione dei coordinatori?
“A livello locale penso a coordinatori eletti dal basso o a sistemi nei quali l’indicazione dal basso e la cooptazione possano integrarsi. So che Bondi, Verdini e La Russa stanno predisponendo un progetto e penso sia urgente lanciarlo”.
Si deve tornare al coordinatore unico nazionale?
“C’è bisogno di scelte che includono, non che escludono”.
Nel partito c’è malessere anche per le vicende giudiziarie che hanno coinvolto dei dirigenti. Per dire: l`ex sindaco di Milano Albertini dà ragione a Fini e chiede un codice etico.
“Un partito come il nostro, che ha nel suo dna il garantismo e ritiene che garantismo e legalità siano facce della stessa medaglia si deve affidare alla propria responsabilità politica decidendo da solo, senza l’ausilio di codici o di giudici, come risolvere certe questioni”.
(Tratto da QN)
