Siamo sicuri che la mossa di Tremonti sui mutui non sia solo un’illusione?

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Siamo sicuri che la mossa di Tremonti sui mutui non sia solo un’illusione?

28 Maggio 2008

Che il mutuo sia uno dei principali problemi degli italiani, è indubbio. Con l’acuirsi della crisi economica, molti problemi di bilancio sono sorti nelle famiglie, sempre più strette dal caro-vita. Durante la campagna elettorale non si poteva non tener conto di queste variabili, per far leva sul rilancio del paese e del sistema economico.

Non è un caso, infatti, che per il primo Consiglio dei Ministri sia stato caratterizzato da alcune misure per alimentare la crescita e ridurre le spire inflazionistiche che, dallo scorso settembre, hanno messo in ginocchio l’Italia. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha varato alcune misure, fra cui quella di agganciare le rate dei mutui a tasso variabile ai coefficienti del 2006. Una mossa che, a primo avviso, sembra strizzare l’occhio ai consumatori, ma che rischia di diventare solo un’illusione, più che un vantaggio. Dal decreto Bersani, che prevedeva la rinegoziazione dello spread e la portabilità del mutuo, siamo passati all’accordo Abi-Governo di cui sopra, con i limiti d’interesse imponibile imposti dallo Stato, per di più che si definisce liberale. Importante chiarire la composizione di un mutuo, per avere un quadro completo della questione. Lo spread, appena nominato, non è altro che il margine di guadagno della banca per la perdita di potere d’acquisto temporanea che ha subito nel momento in cui ha finanziato la giovane coppia che vuol acquistare una casa. A questo tasso si aggiunge, mensilmente, quello proveniente dall’indice Euribor, che riflette la fiducia interbancaria e rappresenta quindi il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in Euro tra le principali banche europee. Nello scorso dicembre, con tutte le turbolenze dei mercati derivate dalla crisi immobiliare statunitense, quest’indice era spiccato verso quota 4,848%. Facile immaginare il riscontro sull’economia reale, già pesantemente colpita dall’inflazione e dai rincari energetici. Anche perché il tasso bancario applicato agisce in un range compreso fra lo 0,8% ed il 3%, tutti costi che si aggiungono a quello europeo. Pensando che ad oggi i mutui a tasso fisso hanno il 5,13%, compreso spread, si comprende come mai molte famiglie stiano maledicendo il giorno in cui ne hanno sottoscritto uno a tasso variabile. A tal proposito, proprio Tremonti ha deciso di agire sulla leva del mutuo, siglando  l’accordo con l’Abi, purtroppo puramente di facciata.

Si, perché i metodi per alleviare la rata del mutuo esistevano già da tempo, solo non erano pubblicizzati. Si pensi alla rinegoziazione dello spread: qualsiasi titolare di mutuo poteva recarsi in banca e, letteralmente, trattare il margine di guadagno con l’emittente. Qualora questo avesse deciso di non adombrare le richieste del cliente, quest’ultimo era legittimato a trasferire tramite surroga del credito preesistente il proprio finanziamento presso un altro istituto di credito, che sarebbe stato in grado di fornirgli un tasso migliore. Il tutto senza costi accessori. Un meccanismo che può ricordare simbolicamente il trasferimento di un numero telefonico da un operatore mobile ad un altro. Questa è la concorrenza, questo è il mercato che agisce contro le inefficienze. C’era, tuttavia, nel decreto Bersani una lacuna: le banche potevano anche rifiutarsi di surrogare il credito. Ora non più, ma c’è in atto un meccanismo molto più subdolo. Con la scusa della rinegoziazione presso un’altra banca, nel breve periodo si paga di meno e la rata mensile diventa più leggera, dimenticandosi però che la durata del mutuo è inevitabilmente aumentata. Non c’è alternativa, anche perché non si è mai visto un istituto di credito che regala (è il caso di dirlo) soldi ai propri clienti. L’agganciamento del mutuo ai tassi 2006 non è altro che una misura volta ad iniettare fiducia nei consumatori e rendergli la vita un po’ più serena nei prossimi mesi. Ma attenzione, il rischio è quello di creare un tornado che colpisca un settore particolare, come ricordato da Fitch, ossia le cartolarizzazioni di mutui ipotecari abitativi che contemplano la surroga. Le Rmbs (Residential mortgage backed securities) possono essere colpite perché si è andati a modificare la scadenza dei mutui su cui erano costruiti i derivati. Dato che molti portafogli, anche hedge, hanno in sé questi strumenti, un intervento del governo, in modo del tutto arbitrario ed inatteso, può sconvolgere molti assetti di mercato. Di certo, anche dalle parole di Alessandro Settepani, senior director di Fitch, emergono dubbi a riguardo delle misure del Tesoro: «In uno scenario in cui gli interessi salgono, ci può essere un mismatch tra quello che pagano le cartolarizzazioni (interessi indicizzati all’Euribor) e quanto viene dal portafoglio mutui con rate posposte e indicizzate a un tasso diverso».

Puro miraggio, lungimiranza nelle scelte economiche o scelta impopolare di breve periodo per favorire i consumatori? Forse la terza opzione è quella più veritiera, anche considerando l’inevitabile appeal della mossa di Tremonti. Quasi una sorta di operazione-simpatia per il nuovo esecutivo. Bene, cioè male, perché una volta ridato un minimo di credito alle famiglie, si deve tornare come prima ed evitare di allungar ulteriormente la durata dei mutui stessi. Anche se la vita media si sta elevando…