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Siamo tutti così: un po’ guardoni e un po’ spiati

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Quell'antico lavoro indiscreto del fotografo giapponese Kohei Yoshiyuki è riemerso dal buio. E forse non è un caso che siano rispuntati quegli scatti proibiti, quel flash puntato a rubare l'intimità, proprio in tempi di guardonismo globale. Quando Google conosce tutto delle navigazioni web degli utenti, tracciando i numeri che identificano ogni computer, e in "Street View" (sempre Google) le persone vengono fotografate mentre sono per la strada e finiscono sotto sguardi planetari. Per non parlare della proliferazione delle videocamere di sorveglianza. O di Myspace, dove corre un fervore di spionaggio dei gusti e vezzi degli amici, e degli amici degli amici.

Con il "social network" di moda, infatti, sai se il tuo vecchio compagno di scuola è, per dire, iscritto al "gruppo" di appassionati di bondage oppure è un "fan" di Pinochet o ha "postato" un video di Julio Iglesias. Insomma, è come una metafora che coglie nel segno dell'attualità "The Park", la serie di fotografie "proibite" in bianco e nero di Yoshiyuki, esposte per la prima volta in Italia, a Roma, fino al 18 gennaio, nella galleria d'arte contemporanea Brancolini Grimaldi, in via dei Tre orologi.

Le immagini vennero scattate dall'artista in tre parchi di Tokyo negli anni Settanta, con una macchina fotografica  35mm, pellicola a infrarossi e flash per sorprendere nel buio le persone che si incontravano segretamente: soprattutto amanti e guardoni. Tutti colti in flagrante. La serie fu presentata per la prima volta nel 1979 nella capitale giapponese, e diventò subito un successo clandestino. Nella prima mostra gli scatti erano espansi a dimensioni naturali, le luci della galleria spente, e ogni visitatore era munito di una pila. Yoshiyuki voleva ricostruire l'oscurità del parco, in modo che, ha detto, "le persone scoprissero i corpi un centimetro alla volta". Le stampe venivano distrutte dopo l'esposizione, e il lavoro sparì quasi completamente prima di riapparire a New York nel 2007.

Yoshiyuki è nato nel 1946 in Giappone, dove vive e lavora. La serie "The Park" è stata esposta a livello internazionale, alla Biennale di Berlino la scorsa primavera e alla Biennale di Gwangju, in Corea, fino novembre. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni, tra cui il Moma di New York, il San Francisco Museum of Modern Art, il Museum of Fine Arts di Houston in Texas e al Museum of Contemporary Photography di Chicago. Questa è la sua prima mostra in Italia.

Così commentò l'artista Martin Parr nel libro "The Photobook: A History": "The Park" è "un brillante esempio di documentazione sociale, catturando perfettamente la solitudine, la tristezza, e la disperazione che spesso accompagna i rapporti sessuali o umani in una metropoli enorme e dura come Tokyo". Siamo tutti su Internet come in quei parchi di Tokyo, un po' guardoni e un po' spiati?

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