Sicurezza, la Cdl boccia il decreto e prepara un nuovo piano
05 Novembre 2007
La CdL non voterà il decreto legge sulla sicurezza così come è stato approvato dal Consiglio dei ministri della scorsa settimana. E’ questo quanto deciso in un vertice straordinario dei leader del centrodestra convocato per prendere una posizione comune sul dl varato dopo la tragedia di Tor di Quinto.
Un “summit” che ha visto anche il ritorno al tavolo di Palazzo Grazioli dopo un anno e mezzo di assenza, peraltro annunciata, del leader dell’Udc Pierferdinando Casini. Partecipazione che è stata salutata dai presenti addirittura con un applauso. Un vertice che quindi restituisce l’immagine di un centrodestra unito e compatto. Lontani i tempi di decisione in solitario dell’Udc, di appoggi o sponde centriste al governo.
Proprio Casini ha sottolineato questa ritrovata unità spiegando che “in materia di sicurezza i cittadini italiani meritano un’opposizione unita, perchè c’è un senso di frustrazione che riguarda tutti”.
E così “su questo tema non ci deve essere nessun distinguo e dobbiamo convincere la maggioranza a non fare un semplice pannicello caldo”. Quindi per ora l’ipotesi di far convergere i voti dell’opposizione sul decreto sicurezza è tramontata.
Notizia che di certo non farà piacere a Romano Prodi che proprio in mattinata aveva parlato della possibilità di un appoggio da parte del centrodestra al provvedimento. Anche soprattutto alla luce delle critiche che giorno dopo giorno stanno affiorando negli ambienti della sinistra radicale verso il decreto.
Di nuovo, quindi, il premier dovrà fare i conti con i numeri risicati al Senato e con l’incognita di una possibile bocciatura, che in questo caso sarebbe gravissima e non risparmierebbe l’Esecutivo dalla crisi. Mentre Mastella, riferendosi alla decisione del centrodestra, già parla di “scelta sbagliata”.
Intanto la CdL va avanti optando, come ha precisato lo stesso Roberto Maroni per una strategia “in due fasi”. La prima: “emendare questo decreto che si limita ai cittadini comunitari” mentre “il problema è ben più ampio dei cittadini comunitari”.
Poi, la seconda: “La definizione di una proposta condivisa della Cdl sulla sicurezza, sulla legge Bossi-Fini, sui cittadini extracomunitari e sui clandestini che verrà studiata nei prossimi giorni”.
E in questa settimana già potrebbe essere presentato un “pacchetto sicurezza” targato CdL. Un’opposizione che si preannuncia dura ma ragionata e che ha intenzione di andare avanti a forza di emendamenti. In tutto dovrebbero essere cinque o sei riguardanti alcune questioni considerate centrali per il centrodestra.
“Nonostante le parole dei ministri Amato e Padoa-Schioppa, tutta la CdL è d’accordo nel dire che nel testo non ci sono le coperture necessarie per tutelare la sicurezza dei cittadini e permettere alle forze dell’ordine di agire”, ha spiegato Gianfranco Fini.
In particolare per il leader di An, che proprio su questa vicenda sicurezza si è distinto per impegno ed attivismo, “nel testo non c’è la norma che abbiamo tutti invocato per l’espulsione dei cittadini comunitari, anche per coloro che sono nella impossibilità di dimostrare un reddito”.
Inoltre sotto accusa anche l’assenza di qualunque riferimento “alle espulsione per intervento coatto”. Da qui la decisione di presentare” emendamenti unitari che recepiscano questi principi, perché se il testo è quello presentato alle camere noi della CdL non lo voteremo”.
Ecco che allora la partita sulla sicurezza per il governo e per la maggioranza si preannuncia più dura del solito. Chiuso tra due fuochi: da un lato la sinistra radicale che non ha intenzione di “digerire il rospo” e con l’opinione pubblica scossa da quanto avvenuta ed affamata di risposte serie.
E se questo non basta un problema ancor più grave: la CdL che ha ritrovato la sua unità e che ha deciso sul tema della sicurezza di fare sul serio.
