Silvestris: “In Puglia c’è da rimboccarsi le maniche e costruire il Pdl”
17 Maggio 2010
di Redazione
Sgombera subito il campo, ammettendo senza problemi che sì, in Puglia il Pdl ha perso le elezioni regionali. Detto così, può sembrare banale di fronte all’evidenza dei fatti, non lo è se si sta al documento del coordinamento regionale di una settimana fa che ha sollevato un vespaio di polemiche, dentro il partito e fuori. Sergio Silvestris, 37 anni, una lunga militanza nel Msi prima e in An poi (area Gasparri), oggi è eurodeputato e uno dei maggiorenti del Pdl pugliese. Con altrettanta schiettezza, dice che a livello territoriale "c’è da rimboccarsi le maniche e costruire il partito", convinto che "un grande progetto per la Puglia si mette in piedi restando uniti e lavorando insieme. Penso che abbiamo imboccato la strada giusta per farlo". Per lui ma non solo, la strada giusta è la sintesi tra la visione di Raffaele Fitto e quella espressa da altri big nazionali del Pdl, a cominciare da Gaetano Quagliariello.
Onorevole Silvestris, dopo la debàcle elettorale che sta succedendo nel Pdl pugliese?
Succede che, incassata la sconfitta elettorale ed effettuate le relative analisi, ora è il momento di rimboccarsi le maniche.
Come?
Su più fronti. Il primo è costruire il partito. Penso che un modello unico su cui edificare e consolidare il Pdl in Italia sia fallimentare perché in ogni territorio, in ogni regione, in ogni area del Paese si è abituati a modi diversi di vedere il partito. In Puglia, storicamente, la presenza del partito è sempre stata qualcosa di tangibile, di visibile. Da quando è nato il Pdl, cioè da un anno, è mancata la costruzione del partito perché tutto l’impegno è stato assorbito da due campagne elettorali strategiche. Ora c’è da fare un partito che sia anzitutto capace di ascoltare, che preveda la possibilità per chi ha voglia di sottoporre idee e proposte di trovare qualcuno pronto ad ascoltarlo. E per fare questo, occorre l’impegno di tutti.
E gli altri fronti?
Rilanciare la presenza politica sul territorio, con un’opposizione seria e forte in Regione e con una maggiore visibilità da garantire ai temi dell’azione del governo nazionale, Insomma, un mix di organizzazione politico-partitica e di presenza del governo nel dibattito politico regionale: è questo che ci occorre.
Sì ma in concreto cosa propone? Eppure dopo il documento del coordinamento regionale è sembrato che lo scontro fosse tra due visioni politiche alternative, quella di Fitto e quella di Quagliariello e altri esponenti di spicco del partito. E’ così, oppure troverete un punto di equilibrio?
Ritengo che ci siano tanto le intelligenze quanto le volontà e le possibilità di creare un partito e di farlo con la partecipazione attiva e il contributo di tutti i soggetti visibili del Pdl pugliese. Se riusciremo in questa operazione, faremo un partito più forte. Dopo la riunione del coordinamento regionale ci sono state un pò di baruffe sui giornali ma sono durate solo due giorni. Poi, è prevalso il senso di responsabilità e non poteva essere diversamente.
Tuttavia la sensazione è che da parte dell’estabishment locale vi sia una certa tendenza alla conservazione dello status quo e a un atteggiamento autoreferenziale. Cosa risponde?
Il documento approvato nella riunione del coordinamento non era di conservazione. Operava un’analisi politica ed elettorale ed esprimeva fiducia al coordinatore pugliese Amoruso e al vicecoordinatore Di Staso. Alcuni, ma non il senatore Quagliariello, chiedevano che al coordinamento fosse affiancato una sorta di direttorio composto da quattro persone. Il documento ha detto che non era necessaria una sorta di sovrasttrutura, ma questo non vuol dire che vi siano preclusioni a una politica di allargamento e di condivisione, specie con altri settori società civile che hanno piacere di ragionare con noi. In questo senso, ho molto apprezzato l’intervento del senatore Quagliariello che ha parlato di politica di inclusione e quello del ministro Fitto che ha evidenziato come ogni dibattito operato nella chiarezza troverà ampia collaborazione. In Puglia, storicamente, il partito si è retto su una logica di sintesi, piuttosto che di polemica interna.
Si spieghi meglio.
Pinuccio Tatarella, ricordato da tutti come il "ministro dell’armonia", di questo metodo ha fatto uno stile e una prassi consolidata. Per questo, nella nostra regione, un partito forte non può che nascere da una grande sintesi e in un clima di inclusione.
Lei che ruolo ha tra le due posizioni o se preferisce, nel raggiungimento della sintesi?
Sono legato al decimo articolo della legge degli scout che dice: ‘la guida e lo scout sono amici di tutti e fratelli di ogni altra guida e scout’. I miei avversari politici sono a sinistra.
Risposta diplomatica. Ma il primo vero banco di prova per il Pdl saranno le comunali a Bari. Come vi state attrezzando?
Anzitutto si vota nel 2014. A Bari non c’è un partito un leader, una sede, non c’è una presenza capillare sul territorio.
Perché?
Perché negli ultimi anni la logica che ha pevalso è stata quella dei comitati elettorali piuttosto che dei partiti. L’ho detto alla riunione del coordimento regionale: la somma dei nostri archivi elettorali non fa il tesseramento di partito; la somma dei nostri comunicati stampa non fa la linea di partito; la somma dei nostri comitato elettorali non fa una sede di partito; la somma delle preferenze dei nostri candidati di lista non fa una vittoria elettorale. Ciò che a Bari manca è anche un senso di appartenenza che faccia intravedere obiettivi comuni. Ecco perché c’è da ripartire costruendo un Pdl che sappia dialogare con le categorie produttive e che trasformi anche il consenso in organizzazione sul territorio.
Scusi, ma se non si comprendono a fondo le ragioni della sconfitta elettorale, secondo lei come è possibile ripartire?
Il passato serve per essere analizzato, poi terminata l’analisi, è necessario guardare al futuro. Il partito si costruisce su un grande progetto per la Puglia e per il centrodestra. Penso che abbiamo imboccato la strada giusta per farlo, per farlo insieme e farlo bene.
Lucia Bigozzi
