Simone Veil: “La vita è bella di Benigni è un film scadente”
24 Marzo 2009
di Redazione
Portare al cinema l’Olocausto è difficile. Il rischio è attirarsi molte stroncature. In un’intervista a un quotidiano tedesco, Simone Veil, figura politica e morale europea di primo piano, ha detto che l’opera è "assolutamente scadente", non meritava l’Oscar.
La signora Veil è un’intellettuale-politica francese di 81 anni, che ha attraversato la storia della seconda guerra mondiale e del dopoguerra, suo malgrado. Fu una delle prime donne europee a diventare ministro. Soprattutto, fu internata da ragazzina nel campo nazista di Auschwitz con una parte della famiglia.
Alla Veil è stato ieri assegnato il premio giornalistico franco-tedesco per il suo contributo alla riconciliazione tra Francia e Germania. Nell’occasione, ha rilasciato un’intervista al quotidiano berlinese "Der Tagesspiegel". Ricorda che qualcuno le ha da poco segnalato "La vita è bella", di Benigni, vincitore di premi Oscar: "Sbagliato — reagisce la signora Veil — E’ un film assolutamente scadente. La storia non ha alcun senso. Non mi è piaciuto nemmeno ‘Schindler’s list’. Queste sono favole cinematografiche. La gente farebbe meglio a guardare ‘Holocaust’, la storia della famiglia di un medico ebreo. Il film è piuttosto americano, ma almeno la storia non è velata".
Parlare di Olocausto al cinema è, in effetti, un rischio oppure, secondo altri, un’operazione commerciale che, dieci anni dopo l’Oscar di Benigni, solleva altre reazioni, a volte polemiche. Il recente "The reader", con Kate Winslet, è per esempio stato giudicato da Ron Rosenbaum, un esperto di nazismo e di Hitler, "il peggior film sull’Olocausto mai realizzato". E una serie di organizzazioni ebraiche in Germania vede nel numero crescente di film sulla Shoah un fenomeno penosamente commerciale.
