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Sindaci e consenso, l’emergenza paga, la costanza ancor di più

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Con le elezioni regionali alle porte e il protagonismo dei governatori nell’era della crisi sanitaria, ha destato molto scalpore la rilevazione demoscopica della Noto sondaggi pubblicata sul Sole24ore che assegna le pagelle di gradimento ai presidenti. En plein per il centrodestra, con l’exploit dei veterani e ottimi piazzamenti anche per i più “giovani” come l’abruzzese Marco Marsilio, l’umbra Donatella Tesei, il piemontese Alberto Cirio eccetera; ultimo misero posto per Nicola Zingaretti, qualche difficoltà per il collega lombardo Attilio Fontana che paga probabilmente, oltre a qualche difficoltà nella gestione dell’epidemia, un’aggressione mediatica di una certa entità.

Non meno interessante è tuttavia la competizione fra i sindaci, perché ci dice molte cose. Ci dice di tocchi magici perduti (Leoluca Orlando, ultima posizione), ci dice che a Virginia Raggi non è bastato rattoppare qualche buca nel tentativo di strappare la ricandidatura (penultimo posto), ci dice che nonostante il tanto fumo il buon Giggino De Magistris incassa poco arrosto (100esimo su 105), e che anche l’astro di Chiara Appendino sembra destinato a seguire il destino delle cinque stelle cadenti (una misera 97esima posizione).

Spostandosi sui gradini alti della classifica, i dati sono ancora più eloquenti. Non tanto per le classificazioni assolute (primo risulta lo “sceriffo anti-assembramenti” Antonio Decaro, plebiscitato a Bari lo scorso anno da sindaco uscente fondamentalmente per mancanza di avversari, e la situazione ahinoi non è cambiata di molto…) quanto soprattutto per i tassi di incremento da un periodo all’altro.

Emerge così che l’emergenza premia, a destra e a sinistra. Marco Bucci, sindaco di Genova, alle prese con un Covid “di rimbalzo” dalla Lombardia e soprattutto con la tragedia del ponte Morandi e la costruzione della nuova infrastruttura, eletto col 55,2 per cento nel 2017, con un balzo di +8,5 raggiunge una popolarità del 63,7 per cento. Segue immediatamente dopo (+8,4), nella classifica degli incrementi, il primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori. Terzo gradino del podio per il veneziano Luigi Brugnaro, anche lui in “area Covid”, sia per l’impatto della pandemia nel Veneto sia per il riflesso sul turismo che ne è seguito per la località dal richiamo mondiale che il civico di centrodestra amministra da ormai cinque anni.

Al quarto posto per aumento di popolarità si segnala invece la prestazione di Pierluigi Biondi, divenuto sindaco dell’Aquila nel 2017 contro venti e maree; performance particolarmente significativa perché, a differenza delle prime tre, estranea a eventi straordinari nel periodo recente. L’Aquila si trova infatti decisamente al di fuori dell’”area Covid”, e anzi con un’eccellente gestione amministrativa e sanitaria è riuscita a mantenersi sostanzialmente “Covid free”. E, rispetto agli accadimenti eccezionali che possono rappresentare il volano o il sipario per un amministratore pubblico, si trova nel frangente più difficile: a undici anni dal terremoto, con la fase emozionale finita, la ricostruzione per forza di cose non ancora ultimata e conseguenti difficoltà pregresse sulle quali la pandemia ha avuto l’effetto di una pioggia sul bagnato. Insomma, c’erano tutte le condizioni fisiologiche per una fase di stanca nel rapporto con i cittadini. E invece, rispetto al 53,5 per cento delle elezioni, nel “governance poll” della Noto sondaggi Biondi ha conquistato un ragguardevole +5,2, portandosi a un 58,7 di consenso stimato, con il primato fra i sindaci abruzzesi e la collocazione fra i primi venti a livello nazionale.

Altrettanto non può dirsi di ex “mostri sacri” dei comuni italiani, dal bolognese Virginio Merola piazzatosi al 92esimo posto al rampante Beppe Sala, che nonostante il protagonismo cresce di appena un puntarello e poco più e si attesta al di sotto della cinquantesima posizione. A dimostrazione che non tutto è oro ciò che luccica, e che gli elettori sanno riflettere più di quanto certi politici si ostinino a credere.

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