Siria, Aleppo: persecuzione cristiani continua. “I ribelli? Sono terroristi”

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Siria, Aleppo: persecuzione cristiani continua. “I ribelli? Sono terroristi”

01 Dicembre 2016

“Ad Aleppo la persecuzione nei confronti dei cristiani c’è ed è evidente”. Sono parole di suor Maria Guadalupe de Rodrigo, missionaria argentina dell’Istituto del Verbo Incarnato (Ive), che questa mattina ha incontrato Alessandro Monteduro, direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre-Italia, nella sede romana della Fondazione pontificia. 

“Ad Aleppo non ci sono cristiani solo di nome, ma cristiani-testimoni, cioè possibili martiri”, dice la suora. Le mamme chiedono ai monaci di tatuare il segno della croce sulle braccia dei figli, e li preparano alla possibilità del martirio. I giovani sono preparati, e dicono che i terroristi possono togliere loro la vita, ma non il Cielo”. 

Suor Maria Guadalupe mette a nudo un pericoloso deficit di comprensione, tipico delle società europee, affermando che “il Medio Oriente non si può valutare con criteri occidentali, sia quanto alla politica, sia quanto alla sfera religiosa”. Sul conflitto in corso è perentoria: “Non è una guerra civile, ma un’invasione di terroristi, protagonisti della persecuzione, anzitutto ai danni dei cristiani“. 

Gli scenari descritti dalla religiosa fanno venire in mente le pagine più oscure del XX Secolo: “La persecuzione è aperta” ribadisce, e “che sia contro le minoranze è dimostrato anche dal fatto che ai cristiani che vengono rapiti viene imposta la conversione forzata all’Islam”. 

“I cosiddetti ribelli – precisa – sono in realtà terroristi jihadisti”. Non si può parlare solo di Aleppo Est, perché “nei quartieri cristiani di Aleppo Ovest la popolazione sperimenta quella che la gente chiama la “pioggia”, cioè razzi in grande quantità, “pioggia” che si intensifica in occasione delle feste cristiane. In città – prosegue – sono rimasti solo 25.000 cristiani”. 

Tutta la città soffre per l’embargo: “Non a caso i vescovi locali ne hanno chiesto la rimozione, perché danneggia la popolazione”.  La sua testimonianza è anche un duro esame della coscienza europea: “I rifugiati siriani sono delusi dall’Europa. Pensavano di essere “in famiglia”, nell’Europa cristiana, e invece hanno trovato un continente chiuso, secolarizzato. 

A ciò si aggiungono i maltrattamenti che patiscono dai rifugiati islamici, maltrattamenti che, precisa la missionaria, “provengono dai rifugiati islamici di nazionalità diversa dalla siriana, perché con i musulmani in Siria non ci sono mai stati problemi di convivenza”. Questi cristiani siriani non vogliono essere rifugiati, al contrario “vogliono tornare in Siria”. 

Suor Guadalupe ha lanciato un appello ai cattolici italiani: “Non abbandonateci. I cristiani siriani hanno bisogno anzitutto della vostra preghiera per prepararsi al martirio, e poi di aiuto finanziario. Loro ci insegnano come vivere da veri cristiani”.