Siria, gli Usa fanno ridere. “Siamo pronti ad attacco americano”

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Siria, gli Usa fanno ridere. “Siamo pronti ad attacco americano”

01 Settembre 2013

"Gli Stati Uniti sono ormai diventati oggetto di sarcasmo da parte di tutti". Obama è "esitante, deluso, confuso". La Siria "è in grado di affrontare un attacco da parte degli Stati Uniti". Il peggiore scenario possibile si sta materializzando sotto i nostri occhi. Il regime siriano che ironizza sull’America, sul presidente che non decide, sull’Occidente che ha lasciato soli gli Usa.

I boia di Damasco hanno sulla coscienza decine di migliaia di vittime, civili, ribelli, tra le proprie stesse forze militari. Ma a dispetto di tutto questo sangue versato hanno ancora voglia di fare propaganda, sentendo l’odore della vittoria si permettono anche di scherzare. Cosa possono realmente fare a questo punto gli Stati Uniti? Intervenire in modo simbolico contro il regime quando simbolicamente la guerra contro Assad è già stata persa?

Due anni fa Obama annunciava che il regime sarebbe crollato ma Assad è ancora al suo posto. In seguito il presidente ha minacciato la Siria di non oltrepassare la "linea rossa" e quella linea è stata abbondamentemente superata. Negli ultimi giorni, l’amministrazione Usa ha esposto anche i dettagli dei piani militari, lasciando al regime tutto il tempo di prepararsi.

La coalizione, riluttante, messa in piedi per l’intervento, due soli stati, Gran Bretagna e Francia, si è sfasciata ancora prima di cominciare. Il sostegno delle opinioni pubbliche americana e occidentale all’intervento è al lumicino. E adesso Obama rischia di essere sfiduciato dal Congresso com’è accaduto al leader inglese David Cameron. Cos’altro si potrebbe fare?

Continuare ad armare l’Esercito libero siriano e altre formazioni non religiose nella speranza che possano vincere la guerra civile ed emergere come forza egemone nel dopo Assad; ma per adesso la forza più forte sul campo è Jabhat al-Nusra, l’internazionale jihadista, il terrorismo qaedista. In realtà, non è chiaro cosa accadrebbe realmente se Assad dovesse cadere.

Cosa riuscirebbero a fare i ribelli "laici" se dovessero scontrarsi con i jihadisti? Quale pezzo di territorio siriano potrebbero controllare? Domande che per adesso non hanno risposta. In un quadro in cui l’intervento tanto declamato rischia di allontanarsi ogni giorno che passa un po’ di più e non è detto che sia per forza un male. O meglio, è un male solo per chi resterà a combattere, da solo, in Siria, contro il regime e contro l’emergere del nuovo potere islamista.