Siria, lo scontro tra il regime e la popolazione è solo all’inizio

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Siria, lo scontro tra il regime e la popolazione è solo all’inizio

01 Aprile 2011

“I venerdì della rabbia” che stanno cambiando il volto del mondo arabo-musulmano non hanno risparmiato le strade e le piazze della Repubblica Araba di Siria, anch’essa attraversata da violente contestazioni. Nella nazione che negli ultimi trent’anni è stata sempre governata da un membro della famiglia alawita degli Assad, grazie al forte legame con le forze armate, l’attuale presidente Bashar ha aumentato i salari dei lavoratori statali, ridotto i prezzi dei beni di prima necessità e si è preoccupato di far dimettere il primo ministro, Mohammed Naji al-Utri, sperando di disinnescare la rabbia del popolo. Dopo poco tempo, però, l’incarico di primo ministro facente funzioni viene nuovamente affidato al premier dimissionario – zio della first lady- in attesa della nomina di un nuovo esecutivo che si sceglierà all’interno del Baath: in Siria l’unico partito politico conforme alla legge.

Ecco dunque che la foglia di fico delle pseudo riforme non è bastata a silenziare migliaia di siriani stanchi della dittatura e la collera popolare ha spinto Assad ad andare in parlamento per parlare alla nazione. Più volte interrotto dagli applausi e dalle urla di sostegno degli utili idioti, Assad, ha dichiarato che “le priorità del nuovo esecutivo dovranno essere la lotta alla disoccupazione e alla corruzione. Se vi sono dei riformatori, li appoggeremo: siamo totalmente favorevoli a delle riforme, è il primo dovere di uno Stato: ma non siamo favorevoli al dissenso”. Assad, dunque, non è disposto “a tollerare il caos” soprattutto se all’origine delle proteste c’è lo zampino “di potenze straniere che avrebbero spinto, ingannandoli, i siriani della regione di Daraa a scendere in piazza contro il governo” supportati da “tv satellitari, Internet e dai social network che attraverso montature e informazioni false mistificano la realtà”.

Dopo il discorso presidenziale -che sembra scritto dallo stesso ghost writer di Gheddafi- il direttivo del partito Baath ha formato un comitato di grandi giuristi per studiare ed elaborare una legge che garantisca la sicurezza del paese, la dignità dei cittadini e la lotta contro il terrorismo (secondo fonti palestinesi anche l’ufficio politico di Hamas potrebbe dire addio alla Siria per raggiungere il Qatar), come premessa alla revoca delle leggi speciali entro il 25 aprile e -probabilmente- dello stato di emergenza, di cui il rais non ha fatto minimamente menzione se non attraverso alcuni comunicati stampa inviati alla Syrian Arab News Agency attraverso la sua portavoce Buthaina Shaaban .

Dopo l’arrivo al potere nel marzo 1963, il Baath decretò lo stato di emergenza che può essere abolito solamente dal presidente della Repubblica, a differenza delle leggi speciali che possono essere revocate attraverso una legge ad hoc sin da quando vennero adottate nel dicembre 1962, qualche mese prima dell’ascesa al potere del partito Baath. Le leggi speciali sono lo strumento del regime siriano per ridurre le libertà dei cittadini, così da tenerli sotto scacco. Questi speciali regolamenti, raccolti nella cosiddetta legge di emergenza, autorizzano la sorveglianza delle comunicazioni, il controllo preventivo dei media, le restrizioni alla libertà di riunione e di spostamento, autorizzando l’arresto di sospetti o persone che minacciano la sicurezza. Non a caso il Dipartimento di Stato americano ha invitato i cittadini americani a lasciare la Siria, dal momento che “in quelle aree le dimostrazioni sono state violentemente represse dalle forze di sicurezza e gli sforzi siriani ad attribuire i disordini civili a influenze esterne, può portare ad un aumento del sentimento anti-straniero” con il rischio di essere accusati di spionaggio. Eppure, domenica scorsa il Segretario di Stato, Hillary Clinton, aveva tessuto gli elogi di Assad alla CBS: “C’è un leader diverso, oggi in Siria, e molti membri del Congresso di entrambi i partiti che sono stati lì nei mesi scorsi si sono detti convinti che è un riformatore”.

I cittadini siriani non sembrano essere del parere della Clinton e le manifestazioni contro il governo sono continuate in diverse città, provocando almeno dieci i morti e centinaia di arresti. Ieri, dopo la preghiera del venerdì è stata indetta la “Giornata dei martiri”, in onore degli oltre settanta manifestanti morti nelle dimostrazioni, che si è celebrata a Damasco e nelle città di Homs, Daraa, Latakia e Banias. Nella capitale, duemila persone sono state rinchiuse nella moschea degli Omayyadi, nel cuore della città vecchia, da agenti in borghese giunti in forze a presidiare la zona per evitare che partecipassero alle manifestazioni. Le forze speciali del regime comandate da Maher Assad, fratello di Bashar, e aiutate da squadre di giovani, armati di manganelli e appostati nei pressi delle moschee del centro e della città vecchia, hanno impedito a centinaia di fedeli siriani di manifestare una volta terminata la preghiera attorno alle tredici. Ma le grida all’interno della Grande Moschea e gli slogan contro il Baath si sono uniti a quelli delle piazze mentre a migliaia sono scesi nelle strade anche a Daraa, nel sud della Siria, molto vicina alla bollente Giordania ed epicentro delle proteste anti-regime in corso da oltre due settimane. Altri manifestanti, invece, sia di fede musulmana che cristiana, si sono radunati nel centro di Homs di fronte alla principale moschea della città seguiti anche dalle popolazioni curde delle strategiche regioni del nord-est, confinanti con Turchia e Iraq.

Da quando sono iniziate le proteste in Siria il governo ha parlato di settanta vittime ma secondo le associazioni umanitarie e le fonti mediche locali sarebbero almeno centocinquanta. Chissà se di queste cifre si ricorderanno i titolati capi di stato occidentali quando tra un anno nelle loro visite ufficiali troveranno a Damasco ancora Bashar Assad. Il presidente siriano non sembra infatti intenzionato a cedere lo scettro del comando di fronte ad una popolazione ormai in rivolta contro il suo regime.