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Siria, Ue toglie embargo armi. Bonino: “L’Italia no”

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Emma Bonino non ci sta. L'Italia non armerà i ribelli in Siria. Il nostro ministro degli esteri dice la sua dopo la decisione dell'Unione Europea di interrompere l'embargo sulla fornitura di armi alle forze militari che si battono contro Assad. Bonino  crede a una vera politica estera comune dell'Europa e la vede tradita ancora una volta dagli equilibrismi e dal bizantinismo di Lady Ashton e dal ri-nazionalizzarsi dell'Unione europea, dove ognuno va per conto suo. Passa quindi la posizione dei "falchi", Francia e Gran Bretagna, pronti ad armare l'esercito del Generale Idris e che vogliono far sentire il loro fiato sul collo agli Assad prima che Bashar venga a sedersi alla conferenza di Ginevra II. Non che sia un errore.

Per adesso nell'avvicinarsi del vertice chi si stava rafforzando era proprio il dittatore siriano, aiutato dagli Hezbollah libanesi, spalleggiato da Teheran e con il beneplacito della Russia, che oggi annuncia nuovi aiuti militari a Damasco (e Israele promette di intervenire se dovesse realizzarsi questa possibilità). Ma gli Stati Uniti hanno reagito a questa situazione che rischiava di diventare sfavorevole. Il senatore repubblicano John McCain ha trascorso un "giorno memorabile" con i ribelli siriani, novello Charlie Wilson. Il Presidente Obama ha chiesto al Pentagono di tirare fuori dai cassetti i piani per una no-fly zone sulla Siria. Gran Bretagna e Francia, come nel caso della Libia, hanno esercitato la pressione necessaria sull'Unione Europea per arrivare a una "non decisione" che perlomeno gli permette di scegliere da sole il da farsi.

La reazione di Mosca non si è fatta attendere. Si rischia di intesificare il conflitto, dice il portavoce del ministero degli esteri russo. ''Non è stato un momento glorioso per l'Europa'', ha detto Bonino. Ma forse non sarebbe neppure glorioso lasciare marcire l'insurrezione siriana abbandonandola a se stessa, alla repressione di Damasco e al rigurgito islamista. Errore già fatto con le primavere arabe, allisciate da Usa ed Europa senza sostenerle davvero. Col risultato di un governo libico allo sbando e tutto quello che sappiamo già su Egitto, Tunisia, eccetera eccetera. Per cui ha ragione il nostro ministro degli esteri a dire che siamo negli Stati Disuniti d'Europa quando bisogna prendere delle decisioni comuni di politica estera. Ma forse l'importante è prenderle.

 

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