Home News Solana difende Blair dagli attacchi di D’Alema

Solana difende Blair dagli attacchi di D’Alema

0
76

Javier Solana, alto rappresentante di politica estera e di difesa dell’Ue, ha preso ieri le distanze dalla lettera pubblicata il 9 luglio su alcuni quotidiani europei  da dieci ministri degli Esteri, tra cui Massimo D’Alema, per contrastare le politiche del nuovo inviato del Quartetto, l’ex primo ministro inglese, Tony Blair.

Secondo Solana la lettera può essere paragonabile a quella che nel 2003 scrissero otto paesi europei filo-atlantici, tra cui l’Italia, per chiedere di sostenere l’intervento degli Stati Uniti in Iraq. Simile presa di posizione evidenziò infatti ulteriormente le spaccature all’interno dell’Unione. “Avrebbero dovuto imparare allora la lezione”, ha commentato Solana.

Intanto D’Alema, ministro degli Esteri, non desiste e  ribatte: “È una lettera che augura buon lavoro a Blair, non una posizione dell’Unione Europea, non doveva essere concordata con alcuno”. Anche Piero Fassino, segretario dei Ds, abbraccia i contenuti di quella pubblicazione, schierandosi, dunque, a fianco del ministro degli Esteri italiano. “Non bisogna escludere una trattativa con Hamas, anche senza la pregiudiziale del riconoscimento con Israele”, commenta e così ricorda che questa ipotesi è stata fatta con “una lettera ufficiale di 10 ministri degli Esteri”. “Il problema bisogna almeno porselo”, conclude Fassino.

Ma più che un augurio di buon lavoro quanto pubblicato dai 10 ministri appare essere una forte presa di posizione e un rifiuto verso le decisioni del Quartetto. Infatti nel testo, preso atto dell’attuale situazione in Medio Oriente, i ministri si dichiarano autorizzati a definire “quattro obiettivi - si precisa - alla nostra portata”.

In primo luogo è necessario offrire “una vera soluzione politica ai popoli della regione mediorientale. Questo passa attraverso negoziati, senza preliminari, sullo statuto finale, salvo che il percorso avvenga per fasi successive. Comprendendo le questioni di Gerusalemme, i rifugiati e le frontiere, questi negoziati permetteranno di fissare un obiettivo condiviso e realistico”.

In secondo luogo si deve “prendere in considerazione il bisogno di sicurezza di Israele. Vale la pena esaminare l'idea di una forza internazionale robusta del tipo Nato o Onu capitolo VII”, che avrebbe “ogni legittimità ad assicurare l'ordine nei territori e a imporre il rispetto di un necessario cessate il fuoco”.

Il terzo obiettivo sarebbe poi quello di “ottenere da Israele provvedimenti concreti e immediati a favore di Mahmoud Abbas, tra i quali il trasferimento della totalità delle tasse dovute, la liberazione di migliaia di prigionieri che non abbiano le mani macchiate di sangue, la liberazione anche dei principali leader palestinesi per assicurare il ricambio in seno a Fatah, il congelamento della colonizzazione e l'evacuazione degli insediamenti selvaggi”.

Infine bisognerebbe evitare di “spingere Hamas a rilanciare. Questo implica riaprire le frontiere tra Gaza e l'Egitto, facilitare il passaggio tra Gaza e Israele, e incoraggiare l'Arabia Saudita e l'Egitto, come il presidente Mubarak ha proposto, a ristabilire il dialogo tra Hamas e Fatah”.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here