Home News Solo l’ennesima occasione sprecata

Solo l’ennesima occasione sprecata

0
24

Il testo della “Riforma Mastella” contiene più ombre che luci. Vi è il tentativo di dare risposta alla sempre crescente domanda di una “razionalizzazione” del servizio–giustizia e dell’ordine giudiziario nel senso della valorizzazione di criteri meritocratici e di parametri di efficienza ai fini della progressione in carriera dei magistrati. Molte perplessità suscita la parte sui requisiti di accesso all’ordine giudiziario. Il duplice sbarramento di una media qualificata d’esame, unita alla previsione di una votazione minima di laurea, lungi dal  favorire  l’accesso in magistratura dei “migliori”, rischia di costituire un’intollerabile preclusione al laureato in giurisprudenza in Università più prestigiose e selettive di altre.

Altra “zona d’ombra” è la  marginalizzazione degli organismi rappresentativi dell’Avvocatura da una efficace partecipazione alla vita dell’ordinamento giudiziario. Come la estromissione degli avvocati dalle commissioni esaminatrici per l’ammissione in magistratura; l’esclusione, quale membro di diritto, del Presidente del Consiglio dell’Ordine dai Consigli giudiziari distrettuali, la marginalizzazione dalle procedure di verifica periodica della professionalità del magistrato. L’avvocatura viene relegata in posizione “ancillare” anche nella formazione del magistrato tirocinante e dell’aggiornamento professionale del magistrato in carica, attraverso la previsione di una presenza solo “simbolica” nel Comitato direttivo della Scuola superiore di Magistratura.

Accanto a tali difetti, il ddl in parola sembra adottare un atteggiamento a dir poco “pilatesco” in ordine alle grandi questioni che, in materia di riassetto del sistema – giustizia, da troppo tempo caratterizzano la transizione istituzionale italiana. Magistratura requirente e magistratura giudicante continuano a rimanere un “unicum” imprescindibile, appena scalfito nella sua sostanziale monoliticità da assai blandi meccanismi di diversificazione nella mobilità funzionale. Anche sul piano dei tormentosi rapporti fra magistratura e potere politico, il ddl sembra assumere una posizione di “assordante silenzio”, omettendo una coraggiosa posizione in settori sensibili, come i rapporti fra pm ed i mass media, spesso all’insegna della “spettacolarizzazione della giustizia” e la progressiva “politicizzazione in correnti” della magistratura associata, frutto di un sistema di elezione proporzionale a liste contrapposte.

Fin quando la materia giudiziaria continuerà ad essere mera camera di compensazione di interessi di categoria, la costruzione di un “sistema giustizia” a misura del cittadino continuerà a rappresentare una chimera, e la riforma attualmente in esame al Senato rischia di costituire nulla più che l’ennesima occasione mancata.

 

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here