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Sono brasiliano e chiedo scusa agli italiani per la liberazione di Battisti

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Scrivo questa lettera coperto di vergogna e desolazione. Un profondo sentimento di amarezza e colpa mi invade, perché nel momento in cui scrivo queste righe, riesco a sentire il canto degli uccelli, provo a sentire il vento che viene del mare, vedo la gioia di alcuni bambini che giocano per la strada. Mi sento in colpa sapendo che le vittime brutalmente massacrate da Cesare Battisti non sono più con i loro carissimi parenti, non possono più contemplare nuovi orizzonti, né vivere nuove esperienze. Purtroppo, loro malgrado e senza colpa, si sono trovate nel momento sbagliato nel posto sbagliato, dunque non potranno mai più sentire l’odore del caffè nella cucina, le risate dei bambini, il canto degli uccelli…

Constato con amarezza che il Paese dove sono nato – afflitto dai suoi problemi – ha deciso di offrire al mondo la peggiore dimostrazione di impunità: non bastava negare l’estradizione di Battisti, il colpo finale è stato l’immediata liberazione di quel terrorista. Quando l'ho visto e l'ho sentito dichiarare “scelgo Rio de Janeiro come la mia nuova casa” ho ricevuto io quello schiaffo. Sono uscito per comprare i giornali con la testa bassa evitando altri sguardi, temendo che vedendomi qualcuno avrebbe potuto dire: quello è brasiliano, vigliacco amico del terrorismo. Vorrei che il Paese in cui sono nato fosse conosciuto in Italia per la generosità e la bontà della sua gente e per il rispetto della democrazia, non come la terra che da rifugio ai terroristi fuggiti dalla legge. Un Paese di contrasti: ecco cos’è il Brasile.

Sono cresciuto durante il regime militare brasiliano, ascoltando i miei che dicevano che eravamo il “Paese del futuro”, che sarebbe arrivato un giorno in cui le persone non avrebbero più avuto fame, l'analfabetismo sarebbe stato sradicato e soprattutto che il paese sarebbe divenuto uno stato caratterizzato dalle istituzioni democratiche ove tutti sarebbero stati uguali di fronte alla legge. Nipote di italiani emigrati, da sempre ho imparato ad amare e ammirare l’Italia, pure mio Paese.

Ho scelto di vivere qui avendo capito che, a parte i tanti problemi, la nostra Italia è dotata di uno spirito meraviglioso, una capacità straordinaria di superare ogni ostacolo, basta guardare indietro e ricordare quante battaglie abbiamo superato. Ed eccoci qua. Stiamo celebrando il 150º anno della nostra Unità. Pertanto chiedo scusa al popolo italiano – in particolare alle vittime del terrorismo – anche a nome di migliaia di italo-brasiliani che come me hanno gli stessi sentimenti di vergogna, delusione e indignazione per questa decisione del governo brasiliano. Chiedo scusa ad Alberto Torregiani e gli voglio dire che il sentimento dell’indignazione tormenta certamente il cuore di tutti coloro nelle cui vene scorre sangue italiano, anche se sono nati in qualche Paese lontano.

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