Sono in tanti a dover chiedere scusa a Domnica…e anche a Schettino
02 Febbraio 2012
"Alla fine dovremo chiederle scusa. La presenza di Domnica Cemortan sulla plancia di comando non appare certo un dettaglio fondamentale, non cambia il corso degli eventi e non spiega le cause del disastro.
La sensazione è che il suo nome sia stato buttato sul tavolo dagli inquirenti consapevoli dell’impatto che avrebbe avuto sui media, usato come uno strumento di pressione per rendere ancora più difficile e insopportabile la vita domestica di Schettino, per convincerlo a raccontare tutto, le telefonate, gli ordini, e l’origine di quell’inchino.
Un diversivo, che per qualche giorno ha esposto al pubblico ludibrio una giovane donna, aggiungendo un aspetto pruriginoso a una faccenda maledettamente seria".
Questo scrivono Marco Imarisio e Fiorenza Sarzanini nel loro fulmineo libro sul naufragio della Costa Concordia e in effetti hanno ragione: in molti devono chiedere scusa a Domnica Cermontan, per giorni trattata dai giornali e dalle tv alla stregua di una "entraineuse" in odore di bunga-bunga, colpevole magari, di aver distratto con le sue insidie muliebri la concentrazione del comandante Schettino.
Basterebbe ricordare cosa scriveva Lidia Ravera sul Fatto Quotidiano il giorno dopo che il nome di Domnica era "stato buttato sul tavolo dagli inquirenti": Moldava, 25 anni, bionda e misteriosa. In un primo tempo, pare che non sia stata registrata a bordo, né come passeggera né come membro dell’equipaggio, né come lavoratrice addetta a riempire il tempo libero dei 3200 crocieristi. Poi arriva la smentita: non è una clandestina, non si divide fra plancia col comandante e la stiva con le patate. Pare che sia una ex dipendente della Costa Crociere, in vacanza. Pare che in plancia con il comandante avesse quindi tutti i diritti di starci. Ma a fare cosa?
La “bravata” che è costata la vita a 11 persone (che, quasi sicuramente, diventeranno 32) potrebbe, quindi, essere lo show-off di un maschietto in vena di vanterie a scopo di libidine. Vuoi vedere che ti sfioro la battigia? È l’Isola del Giglio, ti piace, vuoi che te la faccio guardare da vicino? Puoi fare una foto, puoi fare ciao con la manina. Puoi farti vedere dalla costa quanto sei carina…
Se è vero che una certa categoria di uomini tende a considerare perfino la guida di un modesto veicolo un’esibizione di potenza virile, c’è da stupirsi se il prode Schettino ha esagerato? Un fallo lungo 290 metri, 112 mila tonnellate di stazza, può far perdere la testa al marinaio. Soprattutto se, invece di avere, come recita il celebre adagio, “una donna in ogni porto”, la donna se la porta dietro, da un porto all’altro, per tutta la navigazione.
Ma è solo un assaggio di quanto si scrisse per giorni e giorni. Molti giornalisti devono chiedere scusa a Domnica, devono chiedere scusa a Schettino e alla sua famiglia, e soprattuto devono chiedere scusa ai lettori dei loro giornali, per averli abituati, in tanti anni di cronache giudiziarie a senso unico, a credere alle parole dei magistrati come fossero oro colato. Mentre sono personaggi che danno in pasto ai media gli elementi di indagine che meglio servono a fare pressione sugli imputati affinchè collaborino e confessino.
Oggi il caso Domnica lo dimostra, e Imarisio e Sarzanini sono costretti a mettersi una mano sulla coscienza, ma quanti sono stati infangati e messi alla berlina solo come "strumento di pressione" degli inquirenti e non hanno mai ricevuto scuse?
