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E adesso?

Sorpresa! Ci sono tedeschi che sugli eurobond non sono con la Merkel

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É vero. Il popolo tedesco, così come i leader che lo rappresentano, non suscitano simpatia innata. Non la suscitano soprattutto nei confronti di altri popoli, come il nostro, che alle regole e all’ordine imposto dall’alto – cercano quasi sempre di far prevalere il pensiero laterale, la creatività, talvolta l’ironia. Noi e tedeschi abbiamo perlopiù giocato in squadre diverse, ma in tempi di guerra, come diceva il celebre proverbio cinese, anche il nemico del tuo nemico diventa tuo amico.

Nella crisi sanitaria ed economica che stiamo vivendo non ci sono nemici, ma certamente ci sono rivali e i principali avversari del nostro Paese si trovano proprio al centro dell’Europa, quell’Unione che ancora una volta non si mostra all’altezza di rappresentare compattezza e lungimiranza al momento del bisogno.

Potrebbe sembrare eccessivo anche parlare di guerra, ma l’aspro dibattito sorto negli ultimi giorni sugli Eurobond dimostra plasticamente come quello su cui si sta giocando sia a tutti gli effetti un campo di battaglia, una battaglia in cui dalla vittoria o dalla sconfitta dipenderà non solo la sopravvivenza della struttura (e dell’ideologia storicamente nobile) dell’Europa, ma anche l’economia e il futuro del nostro Paese.

Ecco perché, saggezza cinese a parte, ha ragione Andrea Augello che, in una lettera al direttore de Il Foglio pubblicata ieri, porta all’attenzione – nella preoccupante indifferenza della classe politica e nell’irritante noncuranza dell’intellighenzia economica da talk show – ciò che sta accadendo nel dibattito pubblico tedesco a margine della decisione della Merkel, prontamente spalleggiata dalla von der Leyen, di stroncare sul nascere qualsiasi ipotesi di lavoro intorno agli Eurobond per fronteggiare gli effetti collaterali sull’economia dell’Eurozona del coronavirus.

Augello sottolinea come “per la prima volta, in Germania si sia sviluppato un movimento trasversale di economisti di elevato standing, favorevole a un programma di mille miliardi di euro in obbligazioni europee e contrario al ricorso alle risorse del Mes, per sostenere le economie dei paesi dell’Unione colpiti dalla pandemia.” A riprova di quanto affermato, Augello riporta un lungo elenco di economisti di spessore che hanno organizzato una vera e propria levata di scudi contro il “patto d’acciaio” sostenuto da Frau Merkel e dalla Presidente della Commissione europea dal sangue blu. Per primo Michael Huther, direttore dell’Istituto di economia tedesco di Colonia, già autorevole voce del fronte rigorista tedesco, ha rotto il ghiaccio pubblicando sul Frankfurter Allgemeine Zeitung un appello dal titolo “L’Europa deve stare insieme”, manifesto poi sottoscritto anche da Sebastian Dullien, docente di Politica internazionale presso l’Htw dell’Università di Berlino, Peter Bofinger, economista presso la Bundesbank, vicino a Schröder e docente di Economia a Würzburg, Jens Suedekum, docente al Düsseldorf Institute for Competition Economics (Dice) e Clemens Fuest, direttore del Center for Economic Studies dell’Università di Monaco di Baviera.

A loro si sono affiancate a stretto giro altre personalità di rilievo: dall’economista ed ex parlamentare del gruppo dei Verdi al Bundestag Gerhard Schick, che oggi guida a Bruxelles una ong finalizzata a mettere la finanza al servizio dei cittadini, la Finanzwende, a Christoph Trebsche, del Kiel Institute for World Economics, fino a Moritz Schularick, professore di Economia all’Università di Bonn, che ha confidato all’Economist : “Se dichiariamo guerra al virus, gli Eurobond dovrebbero essere lo strumento privilegiato, ma non sono per nulla fiducioso”. Ancora, Sebastian Dullien, già firmatario dell’appello citato si è invece rivolto all’Heidenheimer Zeitung in tono possibilistico, sostenendo che: “I Coronabond finora non hanno incontrato l’approvazione del governo federale e la Germania esprime un veto centrale a livello dell’Unione europea, ma è concepibile che questo orientamento possa cambiare”. Questa posizione favorevole, secondo quanto riferisce Augello, sembra guadagnare rapidamente consensi all’interno di larghi settori produttivi e industriali tedeschi.

Nelle ultime ventiquattro ore il fronte “pro-Eurobond” si è velocemente popolato. Anche Achim Truger, consulente del governo in quanto componente del Consiglio tedesco degli esperti economici, che ha affermato chiaramente che i coronabonds sono un’opzione e, secondo un articolo di Der Spiegel, anche il presidente della Bundesbank Jens Weidmann avrebbe consigliato al governo tedesco di abbandonare la linea contraria agli eurobond.

E dalla stampa oltralpe di oggi provengono altri segnali di apertura: la Süddeutsche Zeitung, definendo il veto tedesco “umiliante”, afferma di mettersi alla testa del minoritario fronte tedesco favorevole a forme di condivisione comunitaria del debito che potrebbero prevedere – magari in seconda battuta – anche gli eurobond, l’Handelsblatt assume una posizione neutra, ma chiede ai governi europei il coraggio di dire ai propri cittadini che una moneta unica comporta anche comunione di politiche economiche, bilanci e obbligazioni nel lungo periodo, “almeno per una piccola parte del debito pubblico complessivo”, la Welt, infine, mette l’accento sui sentimenti anti-tedeschi che si stanno diffondendo in Italia. Perfino la Bild, fonte giornalistica maggiormente fedele alle posizioni di Angela Merkel, riconosce che il dibattito scaturito sia “vivace” e che l’appello abbia “ottenuto consensi anche in Germania”.

Nel frattempo, sempre all’ombra del colosso tedesco, anche in Olanda il dibattito sembra avere preso slancio dal momento in cui il primo ministro Mark Rutte si è schierato, non sorpendentemente, al fianco di Angela Merkel. Dalle retrovie il ministro delle Finanze Wopke Hoekstra sembra ammettere, seppur troppo timidamente, la disponibilità di uno dei partiti di governo a discutere una sorta di Piano Marshall per i Paesi dell’Europa del sud. Anche i laburisti olandesi della Pvda (Partito del lavoro, principale partito politico di centrosinistra) sono storicamente sempre stati favorevoli agli eurobond e qualche ora fa anche il presidente della banca centrale olandese (De Nederlandsche Bank) Klass Knot, avrebbe annunciato di essere sulla stessa linea.

Dunque, è forse ora di rispolverare le nostre doti strategiche e di tentare la carta dell’alleanza con i “nemici dei nostri nemici” transalpini che, in Italia quanto in Germania, può e deve scavalcare la politica “vecchio stile” e unire le classi dirigenti, le menti più brillanti, le leadership imprenditoriali in un movimento d’opinione, che oggi abbia la forza di mettere nell’angolo i provincialismi e le becere oligarchie e domani, magari, di rilanciare il disegno europeo rendendolo degno della sua storia e delle sue origini ideologiche.

D’altronde, lo stratega militare Sun Tzu diceva “Il sapere è la base di qualsiasi azione e il sapere superiore assicurerà la vittoria.”

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1 COMMENT

  1. W W W la libertà di pensiero e la volontà di esprimerlo
    O si fa una vera unione politica con banca che abbia finalità monetaria sociale….altrimenti ognuno per sé

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