Sorpresa! Con Trump aumentano gli stipendi dei meno istruiti e delle minoranze

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«Un incubo dickensiano di disuguaglianza, il momento migliore di sempre per milionari e miliardari e il peggiore per tutti gli altri». Così, scrive il Wall Street Journal in un editoriale, appare l’America a chi assiste ai dibattiti fra candidati democratici alla presidenza (a cui anche la Fox, il grande network televisivo finora non ostile all’attuale inquilino della Casa Bianca, sta offrendo un’ampia copertura mediatica). Ma la realtà è che le politiche di Trump stanno aiutando i lavoratori più di quanto abbiano fatto quelle di Obama. Sarà anche il meno anti trumpiano fra i grandi quotidiani Usa. Ma il Wsj come trattare i numeri.

E i numeri dicono che «i salari dei lavoratori meno qualificati stanno salendo al tasso più alto da un decennio e che la disoccupazione tra gli americani meno istruiti e le minoranze è vicina alla più bassa di sempre». Quanto vanno sostenendo, per esempio, Elizabeth Warren e  Kamala Harris sull’America che pensa solo ai ricchi – due tra le candidate alle primarie per i democratici (in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno) – per il Wsj è «fiction», dato che è diminuita anche «la disparità fra la middle America e i bastioni costieri della ricchezza». Ma «il grande paradosso dell’economia di Obama», scrive il quotidiano della finanza Usa, è un altro.

Gli interessi prossimi allo zero e il quantitative easing della Federal Reserve hanno favorito le grandi imprese, ma le regolamentazioni «punitive» introdotte da Obama hanno «depresso gli investimenti in capitale umano e fisico. Chi aveva asset finanziari ha prosperato più dei salariati della middle class». I democratici stile Obama «parlavano di continuo di disuguaglianza, piuttosto che di crescita e il risultato è stato meno crescita e più disuguaglianza», sottolinea il giornale della Borsa Usa.  Trump, invece, ha fatto il contrario: la sua deregulation fiscale e normativa ha rilanciato gli investimenti, fatto salire la produttività e i salari. E se i profitti delle imprese sono cresciuti il quadruplo nei due anni di Trump, diversamente da quanto accaduto negli  ultimi quattro di Obama, i dividendi sono saliti meno, perché si è investito di più in attrezzature, sedi e lavoratori.

Una “Trumpeconomics”, che,  almeno da un punto di vista lessicale, ricorda la Reaganomics, la quale non ha puntato su un effimero rilancio dei consumi, ma su una riforma strutturale del sistema economico del paese, con un decisivo rilancio dell’industria nazionale, anche attraverso la riuscita riforma fiscale. Anche la “guerra” commerciale va in questa direzione, pur avendo contro  il mainstream economico globalizzato, che considera  l’introduzione dei dazi un futuro danno per le imprese a stelle e strisce. Anche se sotto questo aspetto il Wsj non è d’accordo e sostiene che «una cattiva politica commerciale e monetaria può far deragliare la crescita».

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