Sospesa la lapidazione, ma adesso Sakineh rischia l’impiccagione
08 Settembre 2010
La condanna a morte per Sakineh Mohammadi Ashtiani è stata sospesa. Almeno per il momento. Le autorità iraniane hanno dato l’alt alla lapidazione contro la donna condannata per adulterio e per presunta complicità nell’omicidio del marito. Lo ha riferito oggi il portavoce del ministero degli esteri iraniano Ramin Mehmanparast alla televisione di Stato iraniana Press Tv, dopo che la sentenza aveva suscitato l’indignazione da parte della comunità internazionale.
La decisione di sospendere l’esecuzione è giunta dopo che il presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso ha definito la sentenza "barbarie oltre ogni parola". "Il verdetto è stato bloccato ed è stato sottoposto a revisione" ha detto il ministro iraniano. Ma ha tutto il sapore di un successo per la comunità internazionale che, nelle ultime settimane, aveva fatto pressioni sul regime degli ayatollah al fine di scongiurare l’esecuzione della donna. L’Iran, però, contesta: "La difesa di una persona dall’accusa di omicidio non dovrebbe essere trasformata in una questione di diritti umani". Per il portavoce iraniano, se così fosse, allora i paesi europei dovrebbero rilasciare in nome dei diritti umani tutti gli assassini incarcerati.
Sakineh Mohammadi Ashtani, di 43 anni, è stata condannata nel 2006 per adulterio. Un atto che nella repubblica islamica è punibile con la pena di morte. E’ stata anche accusata di coinvolgimento nell’uccisione del marito. In un’intervista telefonica, Mehmanparast ha detto che l’accusa di omicidio è ancora oggetto d’ indagine e "sarà emesso un verdetto finale". I media iraniani hanno infatti ipotizzato che la donna potrebbe scampare alla lapidazione (imposta per certi crimini dalla sharia) ma essere comunque giustiziata per impiccagione. Dunque, la comunità internazionale ha vinto una battaglia, ma non la guerra.
"Pensiamo che questo sia un caso normalissimo – ha detto ancora Mehmanparast –, questo dossier è simile a quelli che esistono in altri Paesi". Il ministro, che nell’intervista non ha fatto alcun riferimento al termine "lapidazione", ha accusato gli Stati Uniti di aver montato una polemica con fini politici, per colpire l’immagine internazionale dell’Iran che rischia sanzioni per il suo programma di sviluppo dell’energia atomica.
I ministri degli Esteri Franco Frattini e delle Pari Opportunità Mara Carfagna, appena appreso della sospensione della pena per Sakineh, hanno commentato positivamente l’avvenimento in una nota congiunta: "La notizia della sospensione della sentenza di lapidazione di Sakineh Ashtani è il risultato di una mobilitazione internazionale di governi e opinioni pubbliche e un importante segnale di ragionevolezza da parte delle autorità iraniane". "Ringraziamo il Capo dello Stato Giorgio Napolitano e le tante istituzioni – concludono – le amministrazioni pubbliche, le forze politiche e le associazioni che hanno sostenuto la campagna del ministero degli Esteri e del ministero per le Pari Opportunità ‘Per la vita di Sakineh’".
Quando la notizia è giunta al parlamento di Strasburgo, l’Aula aveva da poco approvato, all’unanimità, una risoluzione per chiedere la revisione della condanna a morte di Sakineh. Gli eurodeputati hanno chiesto alle autorità di Teheran di garantire alla donna un processo giusto. Molti parlamentari hanno indossato magliette con l’immagine della donna. Nel testo si esprime "costernazione" perché l’Iran continua a essere uno dei pochi Paesi al mondo che approva la lapidazione e invita il Parlamento di Teheran a vietare la pratica.
