Spagna:quando il terrorismo partecipa alle elezioni
07 Marzo 2008
Come quattro anni fa, a due giorni dal voto il terrorismo torna a insanguinare la vigilia delle elezioni spagnole. L’11 marzo del 2004 le bombe piazzate in sequenza nel circuito ferroviario madrileno uccisero 191 persone. Allora la mano fu quella dell’estremismo islamista, oggi è l’Eta che torna a colpire con l’omicidio di un esponente socialista, Isaias Carrasco, consigliere comunale a Mondragon, nel Paese Basco.
Nel 2004 l’attentato alla stazione di Atocha piombò su una campagna elettorale dove i sondaggi davano l’allora primo ministro Josè Maria Aznar, ampiamente destinato alla riconferma. Fu lo shock provato da quella strage e il modo il cui il Psoe seppe strumentalizzare lo smarrimento e la confusione del governo (che nelle ore subito successive evocò la responsabilità dell’Eta) a riorientare drasticamente l’elettorato verso il partito di Josè Louis Zapatero. In ballo c’era la partecipazione della Spagna alla guerra in Iraq e gran parte della campagna elettorale socialista si giocò sull’impegno per il ritiro delle truppe. Ma quella promessa, per quanto appetibile per la gran parte degli spagnoli, non sarebbe forse bastata a cancellare i successi economici del rinascimento aznariano. Furono molto probabilmente le bombe dell’11 marzo, con i loro i 191 morti e 1800 feriti a mutare la sentenza delle urne.
Dopo pochi mesi dal suo insediamento al governo, come promesso in campagna elettorale, Zapaterò ritirò tutti i 1300 soldati spagnoli presenti in Iraq.
Oggi questo schema potrebbe riprodursi. L’attentato dell’Eta contro il socialista Carrasco irrompe infatti in una campagna elettorale in cui la questione del terrorismo basco è stata al centro delle più infuocate polemiche tra Zapatero e il suo sfidante Mariano Rajoy, quasi quanto la guerra irachena lo fu nel 2004.
La tensione tra Psoe e Ppe sull’atteggiamento da tenere nei confronti dell’Eta ha raggiunto il suo culmine nel giugno del 2006, quando Zapatero annunciò la sua intenzione di aprire un negoziato di pace con i separatisti baschi e non si è mai attenuata. Rajoy disse subito che non ci si poteva sedere al tavolo delle trattative con chi imbraccia il fucile: “in questo modo il terrorismo diventerà uno strumento utile in questo paese per sempre”. Ma Zapatero aveva fatto un investimento di immagine anche internazionale sulla pacificazione con l’Eta di dimensioni storiche e non voleva perdere l’occasione di porre la sua firma sulla fine di una vicenda di sangue e violenza che oscurava l’immagine radiosa della sua nuova Spagna.
Rajoy e il Ppe segnarono un punto quando nel dicembre dello stesso anno, dopo appena sei mesi dal cessate-il-fuoco dichiarato dall’Eta in onore del negoziato, un attentato all’aeroporto Barajas di Madrid uccise due immigrati ecuadoriani e fece numerosi feriti.
Zapaterò si affrettò allora a dichiarare chiuso il dialogo con l’Eta, ma risultò molto presto evidente che canali non ufficiali sono rimasti aperti anche in seguito all’attentato. E’ stata una delle accuse più affilate che Rajoy ha scagliato contro Zapatero in questa campagna elettorale: aver mentito agli spagnoli sui suoi contatti con l’Eta.
L’attentato contro Carrasco si inserisce in questo clima di accuse e recriminazioni sul tema più divisivo della politica spagnola degli ultimi due anni. L’effetto potrebbe non essere così decisivo come quello del 2004, ma certo la posizione di assoluta fermezza del Ppe nei confronti dell’Eta si troverà premiata nelle urne. Un risultato che a quanto si capisce potrebbe non dispiacere alla parte più intransigente del movimento armato.
Certo se l’effetto fosse quello di un completo rivolgimento dei sondaggi in favore di Rajoy ci troveremmo di fronte ad una sorta di terribile nemesi in cui Zapatero si troverebbe a perdere la guida del paese per lo stesso effetto grazie al quale l’aveva conquistata. Si confermerebbe cioè per due volte consecutive il peso del terrorismo – islamico, nazionalista, o politico non fa in questo caso differenza – nel determinare l’esito di libere consultazioni democratiche.
Se l’efficacia del terrorismo dovesse trovarsi confermata domenica nelle urne spagnole sarebbe un fatto che nessun paese occidentale dovrebbe ignorare. La forza dei precedenti potrebbe diventare sistemica costringendo ogni democrazia a fare i conti con un fattore terribile e senza controllo capace di agire sui meccanismi del consenso. Si aprirebbe un’epoca nuova in cui le paure e le emozioni dei cittadini si tramutano in armi micidiali nelle mani di ogni genere di terrorismo lasciando ai governi e ai parlamenti il compito ingrato e micidiale di ridiscutere e rifondare il rapporto tra sicurezza e libertà.
