Spartizione Kosovo: proteste della leadership di Pristina
01 Ottobre 2008
di Redazione
Questione del Kosovo in primo piano nella regione balcanica.
La spartizione del Kosovo ventilata ieri dal presidente serbo Boris Tadic, ha incontrato le forti resistenze delle autorità di Pristina e delle opposizioni interne serbe. Lo smembramento della provincia a maggioranza albanese, che si è autoproclamata indipendente il 17 febberaio scorso, dovrebbe portare nelle intenzioni del presidente serbo ad una soluzione pacifica della vicenda.
Per il presidente kosovaro, Fatmir Sejdiu, le parole di Tadic ”sono inaccettabili”. Secondo Sejdiu, il Kosovo – accettato finora da meno di 50 degli oltre 190 membri dell’Onu, ma dal grosso del Paesi occidentali – ”è ormai uno Stato internazionalmente riconosciuto. E il resto e’ pura futilità".
Sul versante opposto anche il nuovo leader del partito ultranazionalista serbo (Partito Radicale Serbo Srs) Dragan Todorovic ha criticato la proposta di Tadic, insistendo sul fatto che la Serbia deve continuare con fermezza a rivendicare il suo diritto di sovranità sull’intero Kosovo.
L’opzione di un recupero della sola enclave di Kosovska Mitrovica (l’area limitrofa al resto della Serbia in cui si concentra buona parte di cio’ che resta della minoranza serbo-kosovara e su cui Pristina non esercita alcuna autorità) rappresenterebbe invece ”una resa”.
”Si tratta di un’idea – ha tuonato Todorovic – che cela in realta’ le vere intenzioni di Tadic: arrendersi all’indipendenza di Pristina e venire a patti con l’America e la Nato”.
