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Speranza vuole trascinare la minoranza dem: “La nostra scelta sarà un No, se Renzi non cambia la legge elettorale”

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La minoranza dem pare essersi messa nelle mani di Roberto Speranza tutta intenzionata ad un radicale rilancio di quel fianco della politica. Ecco la sintesi del suo pensiero: "Se stasera entrassi in una macchina del tempo, e ne uscissi nel giorno in cui si vota il referendum non sarei in condizione di votare Sì. E lo sa perché? Considero l'Italicum e la riforma costituzionale inscindibili, un'unica grande revisione dell'architettura istituzionale. Per questo, senza una vera svolta sulla legge elettorale, il giudizio complessivo finirebbe per essere negativo. E quindi non potreivotareSì". 

E la sfida a Matteo Renzi, a dire il vero, va oltre il voto sulla Costituzione: "È passato un mese e mezzo dalla grave sconfitta del Pd ai ballottaggi. Da allora nulla è cambiato. Ho chiestounasvolta sul piano delle politiche sociale, ma niente. Ecco, così andiamo asbattere".

A chi gli domanda se si stano organizzando per rimettere in piedi il partito, risponde: "Non è questo. E' solo che in un grande partito come il nostro, in un Paese democratico, ci sono tante personalità: il premier è la più importante, ma un partito e un Paese va avanti a prescindere dalle questioni personali. Io lavoro nel Pd per costruire un'alternativa a Renzi. Anche perché non siamo un partito personale e il nostro destino non è legato a un solo individuo. E poi, scusi, anche la storia delle amministrative...".

Così, mentre si avvicina il via libera della Corte di Cassazione al referendum costituzionale, torna a salire la tensione all'interno del Pd

Sulla stessa linea di Speranza c'è, infatti, per esempio, il senatore Miguel Gotor che, via Twitter, avverte: "O il Parlamento cambia Italicum o lo cambieremo con i cittadini votando no al #referendone". E mentre Renzi è a Rio risponde per lui lo stato maggiore del Pd. Per la Serracchiani per la modifica della legge elettorale non ci sarà "nessun tabù" ma "un'iniziativa del Pd e del governo c'è già stata e si chiama Italicum". 

Guerini, nel ribadire che chi si schiererà per il no non sarà sanzionato, si dice convinto che "nel Pd il diritto al dissenso è garantito, ma non si può chiederci di avere un atteggiamento neutrale sul referendum. Il Pd è schierato per il a una riforma voluta, costruita, votata per cambiare in meglio l'architettura istituzionale del Paese".

E il capogruppo alla Camera Ettore Rosato incalza definendo un "suicidio politico, solo per fare un dispetto a Renzi, votare no". Dal ministro per le politiche agricole Maurizio Martina arriva un invito ad abbassare i toni: "Il mio sì convinto al referendum è per il Paese prima di tutto. Oltre le discussioni interne al Pd. Bisognerebbe evitare di piegare qualsiasi ragionamento a dibattito para congressuale".

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1 COMMENT

  1. Non è accettabile.
    Come si può prendere sul serio un partito che non si libera delle palle al piede costituite da sinistri radicali e antidemocratici.???

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