Spezzatino e pay tv, è la lunga domenica di calcio degli italiani

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Spezzatino e pay tv, è la lunga domenica di calcio degli italiani

08 Aprile 2009

Domenica 5 aprile potrebbe essere ricordato come il giorno della svolta nei pomeriggi di riposo di molti italiani. Per la prima volta, infatti, il calcio, elemento (im)portante per un bel gran numero di connazionali, ha smesso di rappresentare un appuntamento fisso, per mutare in qualcosa di diverso, di molto diverso, a giudicare dal nome che è stato dato alla nuova programmazione calcistica in tivvù: “spezzatino”. Cosa sia lo spezzatino è presto detto. Già da qualche anno le partite non si svolgono più in contemporanea, ma divise tra sabato e domenica. Lo spezzatino è una ulteriore, si spera ultima, divisione. Domenica scorsa il primo "esperimento". E le squadre del campionato di serie A sono scese in campo addirittura in quattro tornate differenti. Si è giocato alle 13, alle 15, alle 19 e alle 21.

A voler questo cambio di programma è stata la Lega Calcio, che lo ha lanciato come un esperimento per il futuro. Un po’ per capire se lo spacchettamento dei match incontra i favori dei tifosi ma soprattutto se incontra quello delle televisioni. Se l’idea piace, la nuova programmazione calcistica potrebbe essere immessa nel pacchetto che verso fine maggio-giugno la Lega Calcio presenterà alle emittenti televisive, in definitiva si tratta del “bando di concorso” di un contratto rivoluzionario, quello che andrà in vigore dal 2010.

A confermare la volontà che l’esperimento prosegua, Adriano Galliani: "Lo spezzatino? Mi sembra una cosa logica e ben fatta, ci stiamo allineando ai paesi più evoluti dal punto di vista televisivo".

"Non e’ una novità – prosegue Galliani – quando io ero presidente di Lega avevamo escluso di fare anticipi al sabato perché i giocatori sudamericani tornano dagli impegni con le nazionali il venerdì, peraltro gli inglesi, nonostante quello che tutti dicono, non fanno le partite alle 13 per il problema dell’alcol ma perché quello e’ il prime time nel mercato orientale, da cui arrivano molti ricavi", spiega il dirigente del Milan.

In definitiva tutto sembrerebbe ridursi ad accontentare le televisioni e ad accrescere gli introiti. Neanche questa è una novità, ma si fatica sempre a credere che i cambiamenti introdotti in un gioco così popolare servano solo a rimpinguare le casse e non a migliorare la spettacolarità.

Il calcio inglese, a cui tanto ci si ispira, in questo è maestro. Oltremanica tutti i club possiedono uno stadio di proprietà, da cui ricevono ogni sterlina guadagnata senza dover pagare l’affitto ad altri. Durante le feste natalizie il campionato non si ferma come accade da noi, ma si gioca anche il 26 dicembre e il 2 gennaio, con il risultato di alleggerire il calendario e offrire un intrattenimento unico durante le feste, quando l’audience è maggiore.

Tutto si fà per le tv; anche gli arbitri, a fine match, si presentano ai microfoni per spiegare agli inviperiti spettatori il perché di una decisione che ha favorito gli avversari. Le trasmissioni sportive riempiono i palinsesti di tutta la settimana, registrando buoni ascolti, tanto che negli ultimi anni le squadre più in vista hanno implementato ognuna un canale tematico interamente dedicato che segue la giornata del team, gli allenamenti e le conferenze stampa.

Attenzione quindi a volersi uniformare a un modello differente dal proprio. Gli inglesi, che come visto sfruttano ogni evento a fini commerciali, hanno una cultura sportiva che va di pari passo. Innanzitutto il football è ancora un gioco, le famiglie entrano allo stadio senza timore di incidenti, i ragazzi vengono fatti crescere nel vivaio del club e non si sborsano fior di milioni per vecchi campioni, si applaude anche se la squadra perde o retrocede, l’arbitro non è sempre venduto.

Gli elementi da prendere in considerazione sono forse molti di più, ma una chiave di lettura interessante su questo spezzatino domenicale ce la offre un mostro sacro del nostro calcio, Carletto Mazzone, che riferendosi alla domenica appena passata ha dichiarato: “Oggi ho visto solo la partita della Roma, poi sono andato al circolo a trovare gli amici. Per me è stata una domenica assolutamente normale – afferma l’ex tecnico giallorosso – quando allenavo non mi era capitato di avere un’esperienza simile, con tante partite una dietro l’altra, sul modello inglese”.

“Prima, nel calcio, si giocava solo la domenica, adesso c’è un’evoluzione, una nuova situazione alla quale tutto sommato ci adatteremo. La situazione non mi sembra così strana, la gente è talmente legata al calcio, che non cambierà mai. Questo sport è entrato nella vita di tutti noi”. Con buona pace del dio denaro e di tutte le ricerche di mercato.