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Squinzi affonda Monti e il rigore della Europa. “Sacrifici senza crescita”

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Il presidente di Confindustria Squinzi è netto sull'esperienza del Governo Monti, presente insieme a lui alla assemblea di Assolombarda. I tecnici hanno compromesso il mercato interno perché si sono attenuti ai "dettami di una austerity fine a se stessa". Hanno cercato di ridurre il rapporto tra debito e Pil "senza peraltro riuscirci". Il monetarismo applicato all'eurorigore, "una vulgata", secondo Squinzi, è stato applicato in modo "asettico" e senza "una logica economica" che accompagnasse le scelte di governo. Il risultato è stata la decrescita, neppure felice. "Noi non siamo amici degli aiuti ma siamo nemici della decrescita: due concetti radicalmente diversi". "Quando si è insediato il governo Monti il rapporto debito/Pil era al 117, adesso siamo a 127 e le proiezioni di quest'anno ci portano almeno al 132". E ancora: "Il Pil nazionale dipende in primo luogo dalle scelte di politica economica". L'Italia ha fatto il suo dovere recuperando la credibilità perduta, ma "se il rigorismo e l'austerità mettono in ginocchio la tenuta sociale e il patrimonio delle nostre imprese costruito in decenni e generazioni di duro lavoro affinchè altri possano fare shopping portandosi a casa i nostri pezzi migliori a prezzi di saldo, la soluzione si trasforma in problema e dobbiamo dire di no". Per il Presidente di Confindustria i parametri di sforamento del deficit non possono restare tali per una implosione del nostro sistema economico. Gli imprenditori vogliono le riforme, guardano con speranza ai cambiamenti istituzionali come ad una occasione di semplificazione e delle opportunità di fare business. Secondo Squinzi: "per ora se ne parla, senza orizzonti chiari e con tempi non ancora al passo delle necessità". E "L'Italia non cresce perchè ha esasperato e irrigidito politiche e norme oltre ogni limite sopportabile. Anche il recepimento delle direttive comunitarie avviene sempre in modo restrittivo, quasi autopunitivo".

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