Standard & Poor’s: il Berlusconi III è un’opportunità per le riforme

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Standard & Poor’s: il Berlusconi III è un’opportunità per le riforme

17 Aprile 2008

La Standard and Poor’s Corporation -gemellata con la McGraw
Hill e la J.D. Power and Associates – è una società di dimensioni mondiali
che si occupa di analizzare i titoli azionari e di fare ricerche finanziarie,
anche su commissione.

Il suo parametro di giudizio – dovendosi adeguare alle più
disparate necessità e raggiungere standard di affidabilità elevatissimi – non
dipende da nessuna affiliazione politica o di comodo, ma è basato
esclusivamente sui freddi numeri.

Per dare un’idea dell’importanza della S&P, basti
pensare all’indice azionario S&PMib, per esempio – un paniere delle
quaranta società, italiane e non, quotate da Borsa Italiana. Lo stesso indice esiste
anche negli Usa: l’S&P 500 è un paniere che racchiude le 500 aziende Usa a
maggiore capitalizzazione. C’è poi l’S&P200 per l’Australia. Gli indici
della Standard & Poor’s sono considerati “benchmark” dei mercati
borsistici, ovvero: punti di riferimento indiscutibili.

Cosa c’entra tutto questo con le elezioni italiane? La
S&P ha appena redatto uno studio per conto della rivista Forbes che riguarda proprio i risultati
elettorali nostrani.

Secondo la compagnia statunitense, anche se la vittoria
della destra non “avrà un impatto immediato sulla sovranità del paese” il
futuro governo di Berlusconi potrà creare un’importante opportunità per
l’implementazione delle tanto agognate riforme fiscali ed economiche. La
vittoria di lunedì scorso, ottenuta in maniera così netta,  avrebbe anche sortito un effetto “calmierante”
e rassicurante per il mercato azionario.

Stando allo studio della S&P, “il risultato di queste
elezioni dà al governo un mandato sufficientemente robusto, adatto
all’implementazione di programmi di spesa e consolidazione fiscale, oltre alle
riforme per il supplemento e l’incremento della produttività, in grado di
mettere la finanze pubbliche e l’economia italiana su un terreno più stabile”.

Le aree in cui ci sarebbe più bisogno di riforme strutturali
sarebbero l’amministrazione pubblica, le pensioni, il servizio sanitario
nazionale, la liberalizzazione di settori dell’economia fin’ora protetti e
l’incremento della flessibilità del mercato del lavoro. Tutti temi di cui il
Pdl ha parlato a lungo.

Un’altra interessante questione riguarda la stabilità di
mercato che ha a che fare con il ridotto numero di partiti all’interno del
Parlamento in seguito alle elezioni appena svolte. Questo fatto dovrebbe
comportare una maggiore stabilità politica – riducendo il “turnover rate” (storicamente
elevato) dei governi nel nostro paese.

Tra le altre cose alla S&P credono pure che il nuovo
governo Berlusconi sarà in grado di approvare riforme che sono urgentemente
necessarie, più di quanto non avrebbe potuto fare un esecutivo di
centro-sinistra.

Il sistema di “rating” (valutazione) delle imprese adottato
dalla Standard & Poor’s ricorda da vicino quello del sistema scolastico
americano o, meglio ancora, l’efficienza energetica degli elettrodomestici, con
voti che vanno dalla “tripla A” fino ad arrivare alla “D” e al neutro “NR” (Non
Rated). L’Italia in questo contesto ottiene un tutto sommato onorevole “A-1+”.  Poteva andare molto peggio.