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Stato islamico dell’Iraq, la sfida politica di al-Qaeda

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Secondo uno studio d'intelligence dei reparti della marina americana che analizza la situazione nell'Iraq occidentale, le minoranze sunnite nella provincia di al-Anbar combattono quotidianamente una lotta contro la maggioranza sciita, supportata dall'Iran. Nell’ambito di questa lotta intestina, che mina alla base le speranze dei sunniti di conquistare un posto al sole nel mondo politico iracheno, l’organizzazione di al-Qaida in Iraq ha annunciato a metà settembre dello scorso anno l’instaurazione dello Stato Islamico dell'Iraq (Isi). La sua nascita è stata accolta con scetticismo dagli esperti di contro-terrorismo perché all’Isi non corrisponde un effettivo controllo della provincia. D'altro canto, l'Isi è stato mal accolto dai restanti movimenti jihadisti operanti in Iraq, che gli hanno fatto mancare da subito il loro supporto.

In un libro dal titolo “Informare la Gente sulla Nascita dello Stato Islamico dell'Iraq”, edito dalla Furqan Media (non scomodatevi a cercarlo nelle librerie) Uthman al-Tamimi delinea l’impostazione ideologica dell’Isi, sostenendo che esso coniuga le moderne teorie sulla globalizzazione con il Corano. Per Tamimi, l'Isi, a differenza di un moderno stato occidentale, non è caratterizzato da confini predefiniti, dal monopolio sull'utilizzo della violenza o dei servizi amministrativo-burocratici. Misurarlo in questi termini vorrebbe dire perderne il senso profondo. L'Isi si fonda su un rapporto di fedeltà di tipo feudale nei riguardi dell'Emiro e su un’unica piattaforma ideologica.

Alla base dello Stato Islamico dell'Iraq, dunque, ci sarebbe un nuovo modo di concepire la guerra e la governance, un modo che si può battezzare di Quarta Generazione, così come lo definì Lind in un articolo apparso nella Gazzetta dei Reparti della Marina del 1989. I nuovi guerrieri travalicano i limiti geografici, i confini imposti dall'alto e le linee nemiche predefinite. I Guerrieri di Quarta Generazione combattono come guerriglieri, terroristi ed hacker; sono organizzati in reti, non in gerarchie; sacrificano lo spazio per il tempo e usano la tecnologia per massimizzare l'impatto politico delle loro attività. Questi stessi principi, nel pensiero di Tamimi, sono applicabili anche a livello di governance.

Della stessa opinione è anche il Combating Terrorism Center (CTC), che si è occupato di analizzare a fondo le attività dell'Isi allo scopo di fornire consigli utili al governo degli Usa nella lotta al terrorismo. Secondo il CTC, anche se non si può fare una stima attendibile della popolarità dell'Isi tra gli arabi e i musulmani, sembra chiaro che molti di loro rifiutino comunque le formule occidentali di governance e per questo l'America non dovrebbe sottostimare la portata di questa organizzazione.

Il testo di Tamimi, così come molti altri testi religiosi jihadisti è strutturato in modo ripetitivo ma chiaro: l'autore si sofferma prima a descrivere gli aspetti positivi dell'Isi per poi elencare un certo numero di possibili critiche che egli stesso sistematicamente ribatte. Ad esempio, alcuni ritengono che l'Isi non possegga abbastanza terra da poter essere considerato uno stato, ma Tamimi ribatte affermando che lo Stato Islamico dell'Iraq possiede più terra di quanta non ne avesse Maometto quando le sue schiere lasciarono la Mecca per Medina, durante il settimo secolo.

In generale, i leader jihadisti si rivelano alla gente come portatori di verità, in contrasto con i leader occidentali che fanno troppe promesse e poi non possono mantenerle. Ad opinione di Brian Fishman del CTC, nella concezione statuale di Tamimi l'Isi è una sorta di ameba politica che cambia forma a seconda delle necessità, si basa sull’imposizione della sharia, in contrapposizione con il governo iracheno, e fornisce un punto di riferimento culturale ai simpatizzanti di al-Qaida al di fuori dell’Iraq in quanto esempio di buona governance e di Califfato islamico. In un passaggio del libro di Tamimi si legge: “Bush ha confermato tre volte che la presenza dell'America in Iraq è per prevenire lo stabilirsi di un Califfato islamico che minaccerebbe gli interessi dell'Occidente e dell'America nei suoi territori [...] ha detto la verità pur essendo un bugiardo!”

Tra le raccomandazioni che il CTC propone per combattere efficacemente l'Isi c'è quella di contrastare il pensiero politico di Tamimi, confondere la leadership della stessa organizzazione e battere i nemici sul loro stesso territorio, sottolineando il fatto che l'Isi non potrà fornire servizi ai cittadini sunniti e cercando di evitare che i suoi leader si manifestino alla gente come onesti, in opposizione ai capi del governo iracheno. Stando alle parole dei generali americani che hanno combattuto nella provincia di al-Anbar, la guerra va vinta soprattutto dal punto di vista politico, prima che da quello militare, ed è proprio in questo campo che gli americani finora hanno perso la battaglia nell'Iraq occidentale.

 

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