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Stoccolma, fuoco e fiamme. La settimana nera del Nord tollerante

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La settimana nera della Svezia continua. Ancora disordini, per la sesta notte consecutiva, a Husby, il sobborgo povero di Stoccolma dove giorni fa la polizia aveva ucciso un vecchio armato di coltello. Ancora macchine bruciate (340) anche se il caos sembra ridursi rispetto alle notti precedenti (ieri scuole bruciate e una sede della polizia assediata). La Polizia da ieri ha chiesto rinfornzi e si è cercato di sigillare e mettere in sicurezza i quartieri più a rischio. Secondo un antropologo la Svezia sta diventando come altri Paesi europei, il modello del welfare multiculturale si è incrinato. Sono i quartieri proletarizzati degli immigrati turchi e somali che si ribellano, disoccupati, traditi dalla favola della integrazione svedese. Non è solo l'islam religioso, quello che colpisce Londra, ma soprattuttola rabbia  e il risentimento dei giovani venuti a stare a queste latitudini sperando in un lavoro che trovato sempre meno di frequente. Gli arrabbiati si sono spostati dalla Tunisia in Nord Europa, il grupo Mefafionen li mobilita, li organizza, li porta allo scontro. Qualche decina di persone è stata arrestata, tre agenti sono rimasti feriti, la polizia viene accusata di comportamenti razzisti. Nelle periferie abitate in grande prevalenza dagli immigrati le banlieus parigine sono diventate una realtà.

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