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Il primo passo falso

Stop allo sci a poche ore dalla riapertura, non è questa la linea antidepressiva promessa da Draghi

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Oggi doveva essere il giorno della riapertura delle piste da sci, ma ieri, a poche ore del tanto atteso restart, il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo.

La nota

Il provvedimento, spiega una nota, “tiene conto dei più recenti dati epidemiologici comunicati venerdì 12 febbraio dall’Istituto Superiore di Sanità, attestanti che la variante VOC B.1.1.7, detta variante UK e caratterizzata da maggiore trasmissibilità, rappresenta una percentuale media del 17,8% sul numero totale dei contagi. La preoccupazione per la diffusione di questa e di altre varianti del virus SARS-CoV-2 ha portato all’adozione di misure analoghe in Francia e in Germania. Nel verbale del 12 febbraio, il Comitato Tecnico Scientifico, con specifico riferimento alla riapertura degli impianti sciistici nelle Regioni inserite nelle cosiddette aree gialle, afferma che allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive vigenti, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale“.

La rabbia

“Non posso non esprimere stupore e sconcerto, anche a nome delle altre Regioni, per la decisione di bloccare la riapertura degli impianti sciistici a poche ore dalla annunciata e condivisa ripartenza” – ha detto a caldo Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle regioni. Parole sottoscritte dal governatore del Veneto, Luca Zaia: “Pur considerando che la salute dei cittadini viene prima di tutto, è innegabile che questo provvedimento in zona Cesarini mette in crisi tutti gli impiantisti. In Veneto, in particolare, io avevo firmato un’ordinanza che decretava il via dal 17. Per cui tutti gli operatori avevano già predisposto ogni cosa: erano state preparate le piste, i rifugi erano già pronti ad accogliere. E avevamo previsto di aprire al 30 per cento, rispettosi delle regole di salute pubblica”.

La prima grana per Draghi

Insomma, una prima grana per il Governo Draghi. La questione delle piste da sci infatti è stato il primo banco di prova di quella svolta promessa dal neopremier in termini di approccio antidepressivo rispetto alla pandemia, una promessa che in questo caso non è stata mantenuta. Il tema in questo caso non è tanto l’approccio medico o le posizioni dei virologi sui quali non è nemmeno giusto addentrarsi, quanto una strategia di semplice buonsenso e depurata da diktat ideologici. L’annuncio del rinvio per altre tre settimane dell’apertura degli impianti da sci è arrivato infatti quando ormai i maestri di sci avevano accettato le iscrizioni, le piste erano pronte, gli alberghi saturi di prenotazioni, le cucine dei ristoranti piene di scorte. Tutto insomma era già partito quando Speranza ha frenato i motori. Ora è evidente che un errore c’è stato, magari complice la crisi e la formazione del nuovo Governo, ma a fronte di un problema del genere non era meglio prendere atto che la macchina era partita e lasciarla andare verificando i dati di volta in volta? Il vero rischio infatti è che le misure draconiane su vasta scala e non tarate su singoli focolai possano alla lunga ottenere un effetto opposto a quello auspicato e produrre non solo episodi di ribellione dettata dallo sfinimento, ma affollamenti di massa alla prima riapertura.

Draghi ha fallito la prima possibilità di dimostrare una vera volontà antidepressiva rispetto alle esigenze della economia e alla società italiana ormai in ginocchio. Faccia tesoro di questo scivolone perchè il prossimo esame – con una pandemia che non accenna a svanire e che dunque va gestita con intelligenza e buonsenso – è alle porte.

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