Strano ma vero:  Alitalia va meglio del suo azionista Air France-KLM

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Strano ma vero: Alitalia va meglio del suo azionista Air France-KLM

27 Gennaio 2012

 

Alitalia cresce grazie all’acquisto di Windjet e Blue Panorama. Dopo l’annuncio tramite comunicato stampa e all’Autorità della Concorrenza e dei Mercati si può ben dire che il vettore aereo si rafforza sul mercato italiano. Lo scorso anno la compagnia guidata da Rocco Sabelli ha trasportato 24,7 milioni di passeggeri secondo le stime che si possono ricavare dall’associazione europea delle compagnie tradizionali.

La fusione con Windjet e Blue Panorama dovrebbe portare circa 2,8 e 2 milioni di passeggeri annui in più. Nel complesso il nuovo gruppo dovrebbe trasportare circa 29,5 milioni di passeggeri. La compagnia torna dunque ai livelli 2007, tenendo in considerazione anche il traffico di AirOne. La quota di mercato è tuttavia inferiore, erosa dalle due principali low cost europee, fortissime sul mercato italiano, Ryanair ed Easyjet.

Nel 2007 la market share Alitalia e Airone era del 30 per cento, mentre il nuovo gruppo, compreso anche delle due nuove compagnie aeree italiane, dovrebbe essere nel 2011 del 25,6 per cento. Quasi cinque punti percentuali in meno, nonostante l’annessione delle due compagnie.

Tuttavia una perdita di quota di mercato da parte dei vettori tradizionali è un dato confermato in tutta Europa. Le compagnie low cost stanno conquistando parti di mercato sempre più ampie ormai da quindici anni. Ryanair è diventata la seconda compagnia in termini di passeggeri trasportati in Europa con oltre 76 milioni di viaggiatori l’anno, superando anche AirFrance-KLM, mentre è la prima compagnia mondiale per traffico internazionale. In Italia ha ormai una market share superiore al 20 per cento, mentre anche la seconda low cost europea, la britannica Easyjet, cresce costantemente sia in Italia che in tutto il Continente.

La fusione di Alitalia con i due piccoli operatori in difficoltà economiche è dunque necessaria, poiché riesce ad aumentare la “potenza” di fuoco da parte della compagnia italiana. WindJet era maggiormente focalizzata sul network nazionale e i voli dalla Sicilia, nella quale isola si rafforza la posizione di Alitalia. Blue Panorama controllava invece due marchi: Blu-Express per i voli nazionali e Blu Panorama per i charter intercontinentali. Di fatto Alitalia acquista forza nel mercato domestico, rafforzando il feederaggio, mentre non conquista grandi quote di mercato di voli internazionali.

Tutto perfetto? Ci sono due punti interrogativi. In primo luogo la fusione deve avere l’approvazione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. La legge “Salva Alitalia” del 2008 non permetteva infatti all’Antitrust d’intervenire in caso di concentrazioni, ma questa legge ha avuto una durata limitata a tre anni e dunque da questo anno ha il potere di controllare le fusioni. I problemi maggiori all’ottenimento dell’autorizzazione potrebbero derivare da alcune rotte da Fiumicino, dove la compagnia di bandiera controlla già il 50 per cento degli slot. Bisogna anche ricordare che sempre più tratte vedono la concorrenza di vettori low cost e del treno ad alta velocità. Senza dubbio l’Antitrust terrà in conto queste due variabili.

Il secondo punto interrogativo deriva dalla situazione finanziaria delle due compagnie. Alitalia non dovrebbe aver raggiunto il pareggio operativo nel 2011 e i due piccoli vettori annessi non avevano una situazione finanziaria tranquilla. Sommando due segni meno, il rosso diventa ancora più grande. Le economie di scala potrebbero nascere da un buon feederaggio da parte di Blu-Express nello scalo di Fiumicino per i voli intercontinentali di Alitalia, sempre che l’Antitrust lo permetta.

I problemi maggiori per Alitalia tuttavia non derivano dall’interno, dove Rocco Sabelli ha saputo fare un buon lavoro di razionalizzazione di costi, quanto dal socio estero, Air France-KLM. Il primo azionista della compagnia italiana continua a macinare perdite e solo il bilancio 2010-2011 era stato “salvato” dalla vendita di Amadeus. Nel corso di questo ultimo esercizio le perdite potrebbero superare il miliardo di euro, tanto che l’amministratore delegato Alexandre de Juniac ha annunciato un piano di razionalizzazione costi per circa 2 miliardi di euro nei prossimi due anni. E i sindacati francesi hanno già annunciato scioperi a catena, dimostrando che il “National Champion” non ha saputo riorganizzarsi di fronte alla crescita delle compagnie a basso costo ed è rimasto indietro.

AirFrance affonda, mentre Alitalia cresce per vie esterne. Per una volta sembra che l’attore forte sia la compagnia italiana.