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Studenti di Teheran, l’ora della crocifissione

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Sta probabilmente arrivando l’ora della vendetta del regime iraniano sugli studenti che l’11 dicembre scorso contestarono pubblicamente il presidente Ahmadinejad presso il Politecnico Amir Kabir di Teheran. Le voci si susseguono da tempo, ma il primo maggio scorso le avvisaglie hanno cominciato a prendere forma concreta. Centinaia di studenti legati al regime hanno infatti invaso il Politecnico per protestare contro pubblicazioni studentesche che “insultavano l’Islam”. La storia è cominciata quando nel campus sono stati distribuiti tre articoli con la testata dei giornali studenteschi. I titoli erano “Nessuno è sacro”, “Corvi neri” (con riferimento alle donne che indossano il chador) e “Dove trovare più prostitute”. Si tratta con ogni evidenza di un falso fabbricato dal Basij, un corpo paramilitare religioso, per riprendere gli attacchi contro gli studenti. Colpito dalla clamorosa protesta di dicembre il regime ha evitato ritorsioni immediate, ma ora, con l’avvicinarsi dell’anniversario della violenta irruzione della polizia nell’Università del 9 agosto 1999, si va diffondendo la convinzione che verrà presto portata a compimento la minaccia che lo stesso Ahmadinejad rivolse ai contestatori: “Crocifiggeremo gli pseudo-studenti”. I nomi di coloro che innalzarono cartelli e gridarono slogan contro Ahmadinejad sono del resto noti da tempo. Il “Centro d'informazione degli studenti” del Basij, un corpo paramilitare di repressione, ha subito pubblicato i nominativi di sei studenti qualificati come "hooligans” e le foto di tutti gli altri, annunciando che se l’Università non avesse preso provvedimenti sarebbe stato lo stesso Basij a passare all’azione. A sua volta il vice presidente del Majlis, il Parlamento, Mohammad-Reza Bahonar, aveva definito gli studenti “individui in preda all'alcool ed ai problemi sessuali" aggiungendo che "coloro che non si comportano bene devono pagare il prezzo". L’ora sta per giungere.              

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