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Su Berlusconi Giavazzi spreca un’occasione

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Giavazzi sostiene oggi nell’editoriale del Corriere (“L’occasione sprecata”) che “spesso i governi di sinistra che hanno più successo sono quelli preceduti da governi di destra. Il motivo è che la destra è meno condizionata dai sindacati e spesso questo le consente di risolvere questioni – mercato del lavoro, pensioni - che per la sinistra è più complicato affrontare”. Blair e Zapatero hanno potuto governare sull’onda delle riforme varate dai governi di Thatcher e Aznar. Altrettanto sperano a Parigi i socialisti più intelligenti per quanto riguarda il tentativo di Sarkozy di trasformare la Francia. “Romano Prodi - dice Giavazzi - non ha avuto questa fortuna: Berlusconi, nonostante l’ampia maggioranza in Parlamento, ha per lo più sprecato occasioni, soprattutto quando si trattava di liberalizzare l’economia. Ma in due aree ha varato riforme significative: nel mercato del lavoro con la legge Biagi e sulle pensioni con la legge Maroni. In entrambi i casi basta applicare leggi già in vigore. Si può essere tanto miopi  - conclude Giavazzi – da non seguire l’esempio di Blair e Zapatero e gettare al vento questa occasione ?”.    

Le considerazioni di Gavazzi sono condivisibili, salvo l’omissione di una questione di fondo. Berlusconi ha tentato di realizzare molte altre riforme, basta ricordare il tentativo di riforma delle pensioni compiuto dal suo primo governo nel 1994, e quelli relativi all’articolo 18, alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, alle privatizzazioni, alla riforma della pubblica amministrazione e al terzo modulo della riforma fiscale nella scorsa legislatura. Giavazzi sottolinea l’ampia maggioranza di cui poteva contare sulla carta il governo Berlusconi, ma omette di ricordare che nei bracci di ferro via via ingaggiati ora con Bossi, ora con Casini ora con Fini, Berlusconi  ha avuto contro non solo i sindacati e il centrosinistra, ma tutto l’establishment economico-finanziario-editoriale del paese.

Berlusconi, certamente, ha anche commesso molti errori, ma è impensabile che potesse colmare tutti i gap strutturali del paese in una lotta impari contro tutti.

Rifletta Giavazzi, e con lui almeno la parte più lungimirante dell’establishment,  su questo dato di fondo. Il centrosinistra, sia con Prodi che con Veltroni, è tanto incapace di vincere le elezioni senza la “cosa rossa” quanto incapace di realizzare le riforme, giungendo addirittura a cancellare quelle già realizzate.

L’unica forza politica strutturalmente omogenea alle esigenze di riforma di cui il paese ha bisogno è proprio quella creata da Berlusconi. O l’establishment decide di valorizzare il grande potenziale riformatore che egli ancora rappresenta, oppure dovrà rassegnarsi al declassamento dell’Italia.

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