Su giustizia e federalismo il Pd e l’Udc sono al bivio

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Su giustizia e federalismo il Pd e l’Udc sono al bivio

21 Luglio 2008

Sui giornali di oggi due interviste spiegano bene lo stato delle cosiddette “due opposizioni”, quella del Pd e quella dell’Udc. Il Corriere della Sera intervista infatti Enrico Morando, mentre la Stampa dà la parola a Pierferdinando Casini.

Sul Corriere vediamo il coordinatore del governo ombra gongolare di soddisfazione per l’opera di Calderoli in tema di federalismo fiscale: c’è un profluvio di complimenti alla saggezza e alla moderazione del ministro leghista, c’è la soddisfazione di vedere in quel documento molte delle tesi della sinistra e c’è l’impegno solenne a prendere anche nel Pd l’iniziativa sullo stesso tema, a patto che “il federalismo non debba sottostare alla riforma della giustizia”. Morando appare dunque più assetato di federalismo dello stesso Bossi, non vuole intralci sulla strada verso nuovo assetto dell’Italia e si fa pochi scrupoli sui costi per il Sud. Nello stesso tempo manda a dire a Berlusconi che questo idillio federalista si può infrangere sulla riforma della giustizia, intesa come un fastidioso ostacolo al dialogo così ben avviato con la Lega e alle magnifiche sorti e progressive del “federalismo bipartisan”. Non una parola ovviamente sul dito medio di Bossi davanti alle masse padane che inneggiano alla secessione. E’ Berlusconi e la sua ossessione per la giustizia il vero attentato alla pacifica riconciliazione del paese.

Sulla Stampa la musica è tutt’altra. Casini è preoccupato per la crisi economica e per la china presa dalla politica che definisce “galateo delle chiacchiere”. Se la prende con chi nel Pd civetta con la Lega o con Tremonti, per aprire contraddizioni nel centro-destra. Poi dice: “Il federalismo e la giustizia o si sciolgono assieme o non si sciolgono affatto”, e al giornalista che gli contesta come il tema della giustizia sia visto come un interesse personale del Cav., risponde: “Invece tutti gli italiani capiscono che il riequilibrio tra i poteri dello stato è un problema enorme che non può essere demonizzato pensando al Caimano”.

Casini fa ovviamente il suo gioco e dopo tanti giri di valzer sembra aver capito che la sua unica sponda possibile resta Berlusconi, ma le sue parole mettono impietosamente in luce le incongruenze della linea veltroniana. Per compiacere le Lega e solleticare la sua inclinazione (tutta da dimostrare) alla politica di due forni, il Pd sguarnisce due fronti importanti in una volta sola. Quello delle tasse, che il governo, nonostante le promesse non riesce ad abbassare – e se ha ragione Polito sul Riformista di oggi, i prevedibili costi del federalismo prossimo venturo ne portano qualche colpa – e quello della giustizia, che dopo l’esito drammatico del governo Prodi non dovrebbe essere sottovalutato.

Non sta a noi suggerire all’opposizione come fare il suo mestiere, ma non è con i tatticismi e le manovre di disturbo che si risolleva il progetto del Partito Democratico dall’empasse in cui si trova. Casini, da buon democristiano, ha capito dove si trova l’arrosto, Veltroni e il Pd seguono ancora il fumo.